L'Aquila, in corteo contro i tagli anche Atessa

Centinaia di studenti e cittadini del centro sangrino hanno sfilato davanti all'Emiciclo insieme ai comitati civici di Ortona e Penne che difendono i Punti nascita. "Rivendichiamo l'ospedale insieme al sostegno di tutti i cittadini dell'entroterra Sangro-Vastese"
L'AQUILA. "Giù le mani dall'ospedale", "Chiodi e D'Alfonso = tagli", "Alè alè alè Atessa alè", "Destra e sinistra pagherete il conto alle prossime elezioni", "Atessa lotta per l'ospedale", "Se chiudete l'ospedale non andiamo più a votare", "Io voglio nascere a Ortona". E poi canti e ritornelli di protesta contro la giunta regionale, fischietti, un paio di piccole bombe carta lasciate esplodere (simili a quelle fatte di solito esplodere in campo durante le partite di calcio) e fumogeni rossi e bianchi.
Il popolo di Atessa e dei piccoli paesi del comprensorio sono arrivati agguerriti questa mattina in consiglio regionale per protestare contro "lo smantellamento della sanità e l'impoverimento dei servizi che stanno facendo sprofondare questo territorio nel pieno Medioevo". Così dicono professori e studenti, pensionati e lavoratori, infermieri e operai gli uni affianco agli altri arrivati nel capoluogo di regione per "difendere il diritto ad avere una sanità al passo coi tempi".
A rendere più rumorosa e calorosa la protesta (i cittadini e rappresentanti dei comitati civici in difesa della sanità locale sono arrivati sia con un autobus sia con mezzi privati) sono stati gli studenti, che hanno lasciato striscioni appesi davanti all'Emiciclo, dove intanto si sta svolgendo il consiglio regionale, anch'esso carico di tensione tra maggioranza e opposizione per le scelte della giunta D'Alfonso in tema di sanità. Atessa è uno dei Comuni che più sta soffrendo le scelte della Regione in termini di sanità pubblica, con la decisione della politica regionale di chiudere il reparto di Chirurgia dell’ospedale "San Camillo De Lellis". Ora, dopo avere individuato il crono-programma delle chiusure delle maternità in quattro ospedali, la Regione si prepara anche a declassare otto strutture di emergenza: tremano i cittadini a Sant'Omero, Atri, Penne, Popoli, Guardiagrele, Tagliacozzo, Pescina e, appunto, Atessa. "Ad Atessa il punto nascita è già stato smantellato, ora si vuole chiudere in modo totale il reparto di chirurgia dell'ospedale. Così diventeremo un centro solo per malati terminali: medicina e lunga degenza. Rivendichiamo l'ospedale insieme al sostegno di tutti i cittadini dell'entroterra Sangro-Vastese e sosteniamo anche i quattro punti nascita che la Regione vuole chiudere". A dirlo è il presidente del consiglio comunale di Atessa, Clemente Di Giacomo, in prima fila nella protesta davanti a un eloquente striscione, insieme a tutti gli esponenti dell'amministrazione comunale, compreso il sindaco, Nicola Cicchitti.

