L'Aquila, l'opposizione: caro Cialente, i furbi andavano stanati prima

Piano Case, la minoranza contro la gestione del sindaco. Ferella: è inutile cercare altrove le responsabilità. Daniele chiede un consiglio comunale
L’AQUILA. «Una gestione nata col piede sbagliato quella della popolazione domiciliata negli alloggi provvisori post-sisma. Nata male e proseguita peggio». Le opposizioni in consiglio comunale commentano così la citazione in giudizio, da parte della procura della Corte dei Conti, del sindaco Massimo Cialente, degli assessori Fabio Pelini (assistenza alla popolazione) e Alfredo Moroni (patrimonio) e della dirigente comunale, Patrizia Del Principe, «per non aver sfrattato i morosi del progetto Case e dei villaggi Map, provocando così un danno erariale quantificabile in oltre 11 milioni di euro». Una citazione in giudizio che rende ancor più tesa l’aria all’interno della maggioranza, alle prese con una serie di questioni spinose, e che rimette nelle mani del sindaco l’ennesima patata bollente. «Solo che questa volta c’era da aspettarselo», affermano le opposizioni in risposta alla lettera che Cialente ha inviato al presidente Giorgio Napolitano e al premier Matteo Renzi. Una lettera, in cui, con parole di fuoco, il sindaco ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di difendersi. «Abbiamo centinaia di nuclei familiari nell’impossibilità oggettiva di pagare, poiché privi di qualsiasi reddito e quando la celere verrà a sfrattarli», ha scritto Cialente, «noi staremo con loro».
«La mia valutazione di fondo», sostiene il consigliere d’opposizione Daniele Ferella (Tutti per L’Aquila), «è che la contestazione della Corte dei Conti sia giusta. Inutile cercare scappatoie e responsabilità altrove. Però, nell’intervento di Cialente c’è un’aggravante, in quanto ammette di sapere che ci sono dei furbi che hanno approfittato della situazione». In sostanza, per Ferella, il sindaco era a conoscenza già da tempo, prima ancora dell’avvio dell’indagine della Finanza, dei tanti morosi del progetto Case e Map. «Una situazione che, però, non è mai stata mai affrontata». Per Ferella, tuttavia, i due aspetti (furbetti da un lato, e nuclei familiari in difficoltà dall’altro) vanno affrontati in modo diverso, andando a individuare i morosi-furbi. «Andiamo a vedere chi e quanti sono gli evasori reali e individuiamo le somme ad essi relative, chiedendo all’amministrazione comunale di render conto solo di quella cifra», dice l’esponente di Tutti per L’Aquila.
È ancora presto per parlare, invece, per il consigliere dell’Udc, Raffaele Daniele, secondo il quale «bisogna analizzare la situazione ed affrontare in consiglio il problema delle famiglie in gravi difficoltà economiche. Ciò perché non si può fare politica sulla pelle delle persone». Daniele riporta il problema delle oltre mille morosità al momento dell’avvio della gestione comunale dell’assistenza alla popolazione. Le responsabilità «starebbero in capo al settore dell’Assistenza alla popolazione, “colpevole”», per il consigliere Udc, «di aver voluto, per mero calcolo elettorale o per bontà d’animo, assegnare questi alloggi a persone indigenti – per lo più famiglie numerose e di stranieri – e in qualche caso forzando le maglie della legge». Tuttavia, per Daniele, «esiste un problema sociale su cui la politica deve interrogarsi con serietà». Preferisce aspettare di leggere l’atto di citazione, prima di esprimere un suo parere, il consigliere di Appello per L’Aquila, Ettore Di Cesare, secondo cui «è però necessario che venga reso noto l’elenco dei morosi che non possono pagare».
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