L’Aquila piange Colapietra: protagonista della cultura

La storia di una vita spigolosa e mai banale. Oggi i funerali a San Silvestro
L’AQUILA. Si è spento a 91 anni, tra i suoi gatti e i suoi libri, nell’abitazione appena fuori porta Castello, la stessa che non aveva voluto abbandonare neanche dopo il terremoto. Lo storico Raffaele Colapietra, il professor Colapietra per gli aquilani, uno dei maggiori studiosi italiani, ieri mattina, intorno alle 6, ha lasciato così, quasi in punta di piedi, la sua città, a cui lo legava un rapporto conflittuale, ma profondissimo. «Sono un topo di città», amava dire, «L’Aquila è per me una figlioletta da difendere». Una difesa che non è mai stata a spada tratta, ma che è passata spesso attraverso una lucida critica e una pungente ironia. I funerali si svolgeranno oggi alle 15.30 nella chiesa di San Silvestro. Dalle 10 alle 14, invece, viene allestita la camera ardente nella sala Spagnoli del consiglio regionale (ingresso da via Iacobucci).
L’INFANZIA
«Sono nato nel 1931, il 25 novembre alle 10 di sera, nel giorno di Santa Caterina D’Alessandria, in via Cascina, nel quarto di Santa Maria, e poi battezzato a Santa Maria Paganica» raccontava lo storico. Figlio unico, sin da piccolissimo seguiva suo padre Felice nelle strutture del presidio ospedaliero di Collemaggio, dove era stato chiamato a dirigere un reparto psichiatrico. «A Collemaggio», diceva in una recente intervista, «ero l’unico bambino in un mondo di adulti, di pazzi e di vecchi, un bambino che andava girando col suo triciclo in mezzo alle ranocchie e alle papere in una sorta di bonaria e affollata fattoria dove arrivava l’odore acre del fieno della colonia agricola e la fragranza del pane appena sfornato». Proprio in quegli anni deve essere nata la sua passione per la città, per i suoi vicoli, per le piazze, i cortili, i palazzi, che conosceva a memoria e di cui, neanche negli ultimi mesi, si lasciava sfuggire un solo nome.
GLI ANNI A ROMA E NAPOLI
«Mi sono allontanato dall’Aquila negli anni Cinquanta, ero giovanissimo e il mio intento era di non tornare» aveva raccontato recentemente. Laureato a Roma nel 1952 con una tesi in letteratura italiana, relatore Natalino Sapegno, sulla prosa di Galileo Galilei, Colapietra ottenne una borsa di studio all’Istituto italiano per gli studi storici fondato a Napoli da Benedetto Croce, per il successivo anno accademico. Ha poi insegnato come titolare di materie letterarie nella scuola media inferiore dal 1956 al 1966 a Torre Annnunziata, Portici e Roma. Nel 1965 è stato docente di Storia dei partiti e movimenti politici nel Magistero di Messina e dal 1969 al 1990 prima della stessa materia e subito dopo, per diversi anni, di Storia moderna nel Magistero di Salerno. Nel frattempo ha insegnato Storia dei partiti e movimenti politici per supplenze biennali nelle facoltà di Scienze politiche di Catania e Teramo.
IL RITORNO ALL’AQUILA
«Sono vissuto a Napoli e a Roma, poi per un matrimonio fallito sono tornato all’Aquila, nel 1972: avevo 40 anni, ero in piena attività. Questo mi ha danneggiato in assoluto: sono stato tagliato fuori dal giro nazionale» la sua amara riflessione in una delle tante interviste al Centro «mi ero trovato in una situazione molto favorevole, ma qui tutto è stato dimensionato in chiave regionale. La botte dà il vino che ha: la botte abruzzese è una botte in cui vale la pena bere il vino, sapendo però che non è il migliore» aveva raccontato, facendo anche riferimento a un grande amore: «Mia moglie era una donna che valeva la pena amare, una persona molto singolare, una profuga istriana dalla psicologia difficilissima. Già mentre le mettevo l’anello al dito sapevo di stare facendo una scommessa. Una scommessa che mi è andata male».
LE DIMISSIONI
Nel 1990 Colapietra ha deciso di dimettersi dall’Università e, in quiescenza, si è ritirato a vita privata, senza aver fatto parte né prima né in seguito di alcuna società o accademia, se non della Deputazione abruzzese di Storia patria in qualità di socio e poi di deputato, rispettivamente dal 1966 e dal 1973.
Da allora lo storico aquilano ha studiato senza tregua il suo territorio, che cercava di difendere, senza esaltare: «Rispetto all’Aquila, sono sempre stato nella posizione di chi deve aiutarla, e non mi sono mai inebriato delle sue magnifiche sorti; la città deve essere innanzitutto amata e rispettata, non glorificata in forme dissennate» diceva lo storico.
«I cittadini dovrebbero imparare la Mediocritas: mediocrità in italiano è un termine piuttosto negativo, ma in latino la mediocritas di Orazio era l’equilibrio, il giusto mezzo che fa vivere bene. È una questione di proporzione e buon gusto. Spesso si conferisce a questa città un ruolo protagonistico che non ha» .
IL TERREMOTO
Nel documentario Draquila di Sabina Guzzanti si diede grande risalto alla scelta di Colapietra di continuare ad abitare nel centro storico dopo il terremoto del 2009, nonostante la propria abitazione fosse lesionata: non voleva abbandonare, disse, né i propri gatti né i propri libri, quegli stessi libri che consegneranno alle giovani generazioni il ricordo di uno storico spigoloso, attento, critico, mai banale e innamorato della sua città.
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