L’Aquila prima del terremoto in una mostra di Marchione
L’AQUILA. Imprimere su tela la sua L’Aquila come era nell’immaginario collettivo prima del terremoto, così da renderla visivamente fruibile ai più giovani che non l’hanno conosciuta. Così nasce, in...
L’AQUILA. Imprimere su tela la sua L’Aquila come era nell’immaginario collettivo prima del terremoto, così da renderla visivamente fruibile ai più giovani che non l’hanno conosciuta.
Così nasce, in Claudio Marchione, maestro d’arte e attore teatrale, la volontà di trasferire artisticamente alle generazioni future le meraviglie architettoniche e sociali di una città distrutta che sta tornando a rivivere non solo con i colori accesi e brillanti dei suoi quadri, ma anche con i mattoni e con le pietre che rappresentano il suo esoscheletro. All’interno dei vicoli, degli slarghi e delle piazze, dei quali la città medievale è ricca, l’artista rappresenta un mondo che, a poco a poco, si anima di gente che lavora, gioisce, chiacchiera, si diverte, commercia: è tutto un pullulare di vita, come lo è sempre stato prima della tragedia.
Su tutti i suoi quadri – in mostra al Palazzetto dei Nobili, da ieri a venerdì 6 agosto – campeggiano due maschere della commedia dell’arte: Arlecchino e Pulcinella: «Perché immagino questa città come un grande palcoscenico», spiega Marchione, «dove noi tutti siamo degli attori e dove tutti vivono allegramente».
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