L'Aquila, regole certe per la ricostruzione privata

La bozza di legge prevede il carcere per gli amministratori di condominio corrotti. La Curia non potrà affidare appalti ma sarà consultata
L’AQUILA. A dare anche solo un rapido sguardo alla bozza del nuovo disegno di legge per la ricostruzione dell'Aquila e dei comuni del cratere emerge subito un elemento chiave: uno stop deciso al far west che c'è oggi nella ricostruzione privata dove in sostanza capi e capetti di condominio o di aggregato fanno il bello e cattivo tempo affidando appalti senza regole.
La prima cosa che denota la "svolta" è scritta al comma dieci dell'articolo due che recita: "Gli amministratori di condominio e i rappresentanti legali dei consorzi... assumono la qualifica di incaricato di pubblico servizio ai sensi dell'articolo 358 del codice penale". Tradotto: chi corrompe o si fa corrompere finisce in galera. Vengono in sostanza equiparati agli amministratori pubblici. Occhio quindi a furberie e strani accordi.
Secondo elemento. La legge Barca già prevede che prima di affidare un appalto bisogna esaminare 5 offerte. Ma oggi questa procedura è una barzelletta perché di fatto nessuno può opporsi per vie legali alla scelta del consorzio. La nuova legge prevede che le 5 offerte siano esaminate fino a formare una graduatoria stilata in base a precisi criteri (tempi di esecuzione lavori, sicurezza antisismica, cablaggio, efficienza energetica , materiali, migliorie). Ognuno di questi criteri avrà un punteggio stabilito da un provvedimento del capo della struttura di missione (l'ingegner Aldo Mancurti). Ma non basta . Condomini e consorzi dovranno nominare un responsabile dei lavori (che non deve avere rapporti con le ditte che concorrono e non li potrà avere per i tre anni successivi alla fine delle opere) il quale dovrà certificare la bontà della graduatoria pena pesanti sanzioni. La ditta che si sente ingiustamente esclusa potrà fare ricorso (dove non è ancora chiaro). La graduatoria risolverebbe anche la questione delle ditte che in corso d'opera falliscono e vanno in liquidazione. Niente più strane cessioni a imprese amiche in cambio di soldi. Se la ditta fallisce il contratto in essere è sciolto e il Consorzio può rivolgersi alla seconda in graduatoria e così via.
Per le imprese inoltre diventa obbligatoria (oggi è facoltativa) l'iscrizione alla lista delle ditte (senza pendenze civili e penali) tenuta dalla prefettura. Condomini e consorzi dovranno scegliere per forza dentro quella lista. Vengono inoltre posti paletti al ricorso al subappalto (anche qui le ditte devono essere iscritte in un elenco di operatori economici già istituito dalla legge del 2012). Restano sostanzialmente i limiti che la legge Barca poneva fra l'entità dell'appalto e il giro d'affari della società negli ultimi anni.
La legge (anche se il passaggio è un po' ostico) oltre a stabilire una volta per tutte che a comandare sulla ricostruzione sono i Comuni, stabilisce anche che le sentenze dei tribunali amministrativi (Tar) non possono stravolgere il cronoprogramma che il Comune si è dato. Semplificando: se il Comune ha deciso che parte un aggregato prima di un altro non sarà più possibile che, soltanto per il fatto che un diverso aggregato ha in mano una sentenza del Tar , possa essere rimescolato l'ordine delle priorità. Un freno chiaro ai ricorsi al Tar. Ci sono poi indicazioni sui tempi che l'ufficio speciale ha per definire la pratica: 180 giorni da quando l'ufficio prende in carico la pratica.
Vengono rese possibili pur se dentro precisi paletti le anticipazioni (se c'è chi vuol partire prima anticipando i soldi lo potrà fare). Saranno meglio valutate le ristrutturazioni di immobili che erano fatiscenti già prima del sisma (chi aveva un rudere e vuole farci un palazzo se lo scorda). Infine (ma la bozza di legge offre una miriade di spunti) altre due questioni: la Curia aquilana non sarà soggetto attuatore, gli appalti per restaurare o ricostruire le chiese dovranno essere affidati dai Beni culturali (Mibac). Viene concessa solo una consultazione (rispetto alle priorità di intervento: della serie una chiesa prima di un'altra) _ con la conferenza episcopale Abruzzo e Molise (si parla, nel testo, di intesa). Viene fatta solo una piccola concessione (forse per risolvere la questione dell'aggregato della Cattedrale) per cui i Beni culturali possono prendere per buono (o comunque valutarlo nel dettaglio) un progetto già redatto in precedenza. Invece i progetti preliminari che si andranno a fare in futuro per il restauro delle chiese dovranno avere il parere, non vincolante, della conferenza episcopale. Riepilogando: la Curia avrà il solo "potere" di stabilire insieme ai Beni Culturali le priorità di intervento. Sul resto dovrà stare a guardare e dare al massimo qualche consiglio.
La legge prevede anche un ruolo attivo della Regione, soprattutto in relazione alle risorse per lo sviluppo e alla pianificazione urbanistica. Nessuna certezza nella erogazione dei fondi ma solo il fatto che i soldi andranno ai Comuni in base al tiraggio: chi è più bravo a istruire i progetti prima avrà il denaro.
Qui potrebbero nascere problemi fra i Comuni “minori” ma starà anche alla capacità e al buon senso dei sindaci evitare ripicche, invidie, campanilismi che potrebbero solo ritardare la ricostruzione.
Le norme naturalmente valgono dal giorno dell’approvazione e pubblicazione della legge (che dovrebbe essere approvata grazie a una corsia preferenziale). Il rischio è che adesso si scateni una corsa all’affidamento dell’appalto per evitare la tagliola delle nuove norme. Si vedrà. Certo che se la legge dovesse restare come è oggi in bozza rafforzerebbe e non di poco il ruolo dei Comuni e soprattutto quello del Comune dell’Aquila così come da sempre auspicato dal tandem Cialente -Di Stefano. Solo il tempo dirà se si tratta di scelte azzeccate o meno. (g.p.)

