L'Aquila, riapre San Bernardino: sarà la chiesa del Giubileo

Tutto pronto per la riapertura della Basilica restaurata con 13 milioni in 2 anni di lavori: le spoglie del santo scortate dagli alpini
L’AQUILA. Sarà la chiesa del Giubileo. Ora che San Bernardino torna a splendere del bianco della pietra e dell’oro del soffitto la città ritrova – a sei anni dal terremoto e con lavori per 13 milioni – non solo la prima delle due basiliche-simbolo ma anche, forse, una cattedrale provvisoria che, con Collemaggio chiusa, attualmente non ha. «Dulcis Iesus templum re-aedificavit», si legge in un’iscrizione a sinistra guardando l’altare maggiore. Chi meglio dipadre Carlo Serri sa che «Se il Signore non costruisce la casa/invano vi faticano i costruttori». Ebbene, uno dei primi pensieri del ministro provinciale dei Frati minori d’Abruzzo – di fronte alla parata di vip intervenuti alla vetrina di presentazione in attesa della solenne riapertura di domani – è per quegli operai che d’inverno, a 50 metri d’altezza, sudavano freddo sulla cupola e sul campanile «ma erano contenti e mi dicevano “è una bella soddisfazione per noi”: l’orgoglio di lavorare per edificare la città». Un modello da replicare all’infinito: per le case, i palazzi, le strade, le piazze, dal centro alla periferia. «Continuiamo a essere uniti e a lavorare insieme», invoca padre Carlo: «Si può fare».
IL PROGRAMMA. Domani pomeriggio le spoglie di San Bernardino torneranno nel tempio voluto, alla fine del Quattrocento, da San Giovanni da Capestrano. Alle 17,15, dalla chiesa di piazza d’Armi, partenza del corteo con l’urna del santo senese scortata dall’Associazione nazionale alpini. Alle 17,30, in piazza Duomo, arrivo del corpo del santo che sarà accolto dai fedeli e dall’arcivescovo Giuseppe Petrocchi. Seguirà la processione con le reliquie fino alla basilica dove alle 18 sarà celebrata la messa solenne. Le porte saranno disserrate dopo la preghiera del celebrante. Il primo a varcare la soglia sarà proprio il corpo incorrotto del santo, a seguire i fedeli. Per la messa solenne l’urna starà ai piedi dell’altare maggiore, per poi essere collocata in quello laterale di San Giacomo della Marca (che tracciò il solco del costruendo tempio) in attesa di tornare nel Mausoleo opera di Silvestro dell’Aquila. La basilica tornerà da subito a essere aperta al culto, anche se devono essere completati i restauri delle cappelle laterali. E, soprattutto, delle numerose opere d’arte attualmente parcheggiate a Celano.
I LAVORI. La messa in sicurezza, il consolidamento e il restauro della basilica sono stati realizzati dall’associazione temporanea d’impresa composta dalla Donati spa e dalla Eme restauri srl di Roma. Gli imprenditori Donati, originari di Capitignano, ricevono la benedizione dell’ex sottosegretario Gianni Letta che nel suo intervento appassionato sposta tre giorni in avanti la data del terremoto del 2009, non prima di aver ricordato che «anche dopo il sisma del 1703 la basilica, che ora non solo è com’era e dov’era, ma è meglio di com’era, fu ricostruita dai Donati, com’è scritto sulla campana». Il presidente della Fondazione Carispaq Marco Fanfani (che ha finanziato con 300mila euro il restauro del cassettonato ligneo) apre il libro dei ricordi quando rievoca i tempi del Tof, il terz’ordine francescano e la figura carismatica di padre Casimiro Centiche cresceva i ragazzi a messe e partite a pallone. Ma anche il prestigio del convento e del laboratorio di ceramica, complesso da recuperare, forse, con una parte dell’iniziale finanziamento Cipe da 25 milioni. Il provveditore opere pubbliche Roberto Linetti annuncia: «Attiveremo entro quest’anno tantissimi cantieri per circa 100 milioni». Di «caso esemplare di felice e proficua collaborazione tra le amministrazioni maggiormente impegnate nel restauro dei monumenti» parla la soprintendente unica Alessandra Vittorini. Il direttore del polo museale d’Abruzzo Lucia Arbace ricorda la curiosità degli aquilani nel vedere i ceci di Navelli ritrovati nelle decorazioni del soffitto. Difficile vederli da quaggiù. Ma ci sono.
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