L’Aquila Rugby Club, una fine ingloriosa

1 Ottobre 2017

Per la prima volta in 70 anni di storia i colori neroverdi non scendono in campo. L’ad Di Giandomenico si dimette

L’AQUILA. È come quando uno dei coniugi sta male da anni, ma muore prima quello che sembra più in salute. In molti vedono L’Aquila Calcio agonizzante, chi invece muore è L’Aquila Rugby Club: per la prima volta in quasi 70 anni, i gloriosi colori neroverdi non sono ai nastri di partenza di uno dei due principali campionati nazionali. Oggi doveva giocarsi, alle 15.30, allo storico Fattori, la prima di campionato di serie A di rugby tra L’Aquila Rc e Prato Sesto.
Non si gioca. E questo si sa da ieri, tanto che sui social è scoppiata una vera caccia al colpevole di questa onta. A scanso di equivoci, l’ad Totò Di Giandomenico si è dimesso. Non ha abbandonato la nave, ma non si era accorto di essere su uno scafo che stava affondando. Ma andiamo per ordine.
Perché L’Aquila Rc non scende in campo? Per tre motivi: 1) i dirigenti hanno restituito i nulla osta degli otto tesserati prestati dalla Polisportiva L’Aquila Rugby; 2) i soci della Rc ci hanno ripensato e dopo aver firmato gli assegni sono andati a riprenderli perché si sono accorti di non essere in grado di garantire le indennità di formazione che la Polisportiva aveva spalmato nel corso di un anno, andando incontro alla Rc; 3) non c’è una rosa adeguata in quanto, anche con gli 8 giocatori della Polisportiva, la Rc non sarebbe arrivata ai 23 richiesti dal regolamento, ma solamente a 21. E, inoltre, mancano dalla rosa i 5 giocatori più importanti, quelli di prima linea: i piloni e i tallonatori, obbligatori per la Fir.
Di fronte a tutto questo, l’ad Di Giandomenico ha gettato la spugna. «Avevo garantito personalmente il pagamento, ma contando anche sugli altri soci. Invece non c’è stata disponibilità e allora ho lasciato perdere e mi sono dimesso. Torno alle mie “belvette” (le Belve Neroverdi, che giocano in serie A femminile, ndr). Non è colpa della Polisportiva, che invece ha mostrato una grande disponibilità. Ma ho un passato che mi ha fatto camminare sempre a testa alta e non voglio sporcarmi ora».
Parole pesanti, come massi. Come queste: «Il problema dell’Aquila Rugby Club non è oggi, ma nasce anni fa. Si è fatto finta di nulla perché c’era Mauro Zaffiri che bene o male aveva l’abilità e l’esperienza per tirare avanti. Il Comitato dei garanti ha detto una cosa fondamentale: “fate una ricognizione vera della situazione economica e un piano di rientro credibile per i debiti, cominciando poi a fare utili”. Ma il bilancio dell’anno scorso non c’è e quello di quest’anno non è stato fatto. Come si fa a fare un piano di rientro... credibile? Se non eravamo in grado di far fronte a 25-30 mila euro per i giocatori in prestito, come potevamo pensare a un piano di rientro dei debiti, che ammontano a 940mila euro? Il fatto è uno», conclude Di Giandomenico, «L’Aquila Rc era morta e sepolta già prima di oggi».
«Una soluzione c’era», fa eco Francesco Aloisio, della Polisportiva, «la Rc poteva rinunciare. A quel punto il titolo sportivo passava alla Federazione, che aveva l’obbligo di cercare un’altra società. E noi eravamo e siamo disponibili. Ma come noi poteva subentrare qualsiasi altro sodalizio, dall’Avezzano al Paganica o alla Experience. In questo modo la Rc si sarebbe accollata i debiti, per poi fallire, e la nuova società poteva ripartire da zero. Ma oltre alla franchigia, che avevamo proposto tempo fa, i dirigenti della Rc hanno rifiutato anche questa possibilità. Evidentemente da parte di qualcuno c’era l’intenzione di affossare L’Aquila Rugby Club. E ci sono riusciti. E non siamo certo noi». In teoria questa strada sarebbe percorribile, fino a oggi, prima dell’incontro. Ma solo in teoria. Perché è difficile che ciò che non si è fatto nel corso di settimane, si possa fare in qualche ora. A campionato iniziato, però, non si può fare più nulla, perché la società subentrante rileverebbe il titolo sportivo e, di conseguenza, anche i debiti. Tutti. Di rinunce a scendere in campo, però, L’Aquila Rc ne ha a disposizione tre. E chissà che comunque in altre due settimane qualcosa non possa accadere. Il sindaco Pierluigi Biondi ieri sera si è appellato alle due società, invitandole a «sedersi attorno a un tavolo e trovare una soluzione, per fare in modo che il sodalizio neroverde possa affrontare la stagione».
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