L'Aquila, ultimatum a Bertolaso: "Rinuncia alla prescrizione"

In 2.500 firmano per chiedere all'ex capo della protezione civile e candidato sindaco di Roma di rinunciare alla prescrizione per il processo Grandi Rischi, Chiedono delle risposte entro il 6 aprile. "Se non sarà così avremo la conferma che disprezza i 309 martiri"
L’AQUILA. «Egregio dottor Bertolaso, le sue reiterate affermazioni di rinuncia alla prescrizione nel processo che la vede imputato dinanzi al tribunale penale dell’Aquila non sono state tradotte in realtà».
Comincia così la lettera che i familiari delle vittime del sisma indirizzano all’ex capo del dipartimento di Protezione civile, Guido Bertolaso, imputato nel processo “Grandi rischi bis” per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. Si tratta del filone collaterale al processo alla commissione Grandi rischi che il 20 novembre scorso si è concluso in Cassazione a Roma, dove 6 dei 7 esperti riuniti all’Aquila la sera del 31 marzo 2009 sono stati assolti, confermando la condanna d’Appello per il solo vice capo della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis, a due anni di reclusione con i benefìci di legge.
«Informazione imprudente e scorretta» senza la quale alcune morti, provocate dalla scossa sismica che sconvolse L’Aquila la notte del 6 aprile 2009, «non si sarebbero verificate»: così si legge nelle 170 pagine di motivazioni alla sentenza.
Una lettera di poche righe, dove le diverse associazioni dei familiari delle vittime del sisma guidate, tra gli altri, da Vincenzo Vittorini, Massimo Cinque, Maurizio Cora e Pier Paolo Visione hanno riversato tutto il loro disappunto per l’atteggiamento adottato sinora dall’ex sottosegretario di Stato alla presidenza del consiglio dei ministri e attualmente candidato a sindaco della capitale, che a pochi mesi dalla prescrizione (il 6 ottobre prossimo) ha più volte dichiarato alla stampa di volervi rinunciare, senza ancora aver formalizzato la sua decisione.
«Bertolaso deve depositare al tribunale dell’Aquila la dichiarazione con cui rende ufficiale la sua rinuncia alla prescrizione», ha detto Maurizio Cora mercoledì scorso durante la manifestazione “Per una giustizia italiana che non dimentichi la strage dell’Aquila”.
Un passo che per i familiari dev’esser fatto entro mercoledì prossimo, il giorno del settimo anniversario dal sisma, «altrimenti vuol dire che ci sta prendendo in giro».
La lettera verrà spedita a Bertolaso oggi, al termine di cinque giorni di raccolta di firme tra i cittadini: circa 2.500 quelle raccolte fino a ieri pomeriggio alla Fontana luminosa dalle 16,30 alle 19,30.
Un numero destinato a salire se vi si aggiungono quelle raccolte ancora ieri allo stadio Fattori dai “Red Blue Eagles”, lo storico gruppo ultrà dell’Aquila calcio che da sempre segue i familiari delle vittime del sisma fuori e dentro le aule giudiziarie. Mamme, ragazzi, pensionati, lavoratori di ogni tipo si sono avvicinati al banchetto dando il proprio sostegno.
«Non vedevo l’ora di venire a firmare», ha detto una signora ieri a Cora.
Il disappunto è per «l’operazione mediatica» che Bertolaso starebbe perpetuando, secondo il punto di vista di Vittorini e degli altri, «sin dal 30 marzo 2009, quando telefonò all’allora assessore regionale alla Protezione civile, Daniela Stati, per tranquillizzare la cittadinanza sullo sciame sismico in atto da sei mesi e per zittire «l’imbecille» di Giampaolo Giuliani, il tecnico del radon che annunciava l’arrivo di una forte scossa di terremoto.
La lettera prosegue: «Alla scorsa udienza dibattimentale del 4 marzo lei non ha inteso neppure presentarsi, nè ha fatto pervenire una sua dichiarazione di rinunzia definitiva alla prescrizione. Il suo comportamento non risulta né chiaro né coerente. Alle sue pubbliche enunciazioni non fanno seguito fatti concreti. La invitiamo pertanto ad attuare quanto ha pubblicamente affermato, depositando non oltre il 6 aprile 2016 alla cancelleria del tribunale penale dell’Aquila, la sua irrevocabile dichiarazione di rinunzia alla prescrizione, consentendo alla giustizia di fare il suo corso. In difetto», prosegue la lettera, «avremo la conferma che lei si asterrà dalla rinunzia in spregio ai 309 martiri aquilani e alle loro famiglie».
Marianna Gianforte
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