«L’Aquila una seconda Gerusalemme»

Conferenza dell’archeologo Redi: Celestino V entrò in città in groppa a un asino come fece Gesù
L’AQUILA. Un piano studiato a tavolino, un progetto risalente all’epoca angioina: fare dell’Aquila una seconda Gerusalemme. È l’ipotesi sviscerata ieri dal docente di Archeologia medievale dell’Università dell’Aquila, Fabio Redi, durante un incontro al Munda (Museo nazionale d’Abruzzo) che ha visto la presenza di moltissimi studiosi e semplici curiosi aquilani e non. «Stanno maturando ipotesi interessanti e intriganti che porterebbero alla definizione di questo progetto angioino di fare dell’Aquila una seconda Gerusalemme», spiega il docente. «Un tentativo che è possibile trovare in molte città italiane, nello stesso periodo, ma che qui ha un significato particolare». L’arco di tempo analizzato dal docente è quello che va dalla rifondazione della città per opera di Carlo I per arrivare a Carlo II e Celestino V. «Celestino, come ci racconta il cardinale Jacopo Caetani degli Stefaneschi, fa il suo ingresso trionfale in città a dorso di un asinello, mentre tutti gli altri papi lo facevano a cavallo», spiega Redi. «Molti interpretano questa scelta come un simbolo di umiltà, ma invece è forte l’ipotesi che lui voglia imitare l’ingresso trionfale di Gesù Cristo in Gerusalemme la domenica delle palme». Altro indizio di questo progetto angioino sarebbe leggibile nella controfacciata di Collemaggio. «Tutte le grandi abbazie benedettine hanno un portico davanti che si chiama appunto Galilea perché in esso l’abate nel giorno della domenica delle palme faceva il suo ingresso processionale nella chiesa», continua il docente. «Alcuni resti di strutture che stanno nella controfacciata di Collemaggio fanno pensare a una loggia che doveva sovrastare proprio un portico. Su quella loggia Celestino V viene prima incoronato il 29 agosto 1294 e poi, un mese dopo, il 29 settembre, proclama l’indulgenza, la Perdonanza». Si tratterebbe, inoltre, di un portico bipartito, a differenza della maggior parte tripartita. «Esattamente com’era l’ingresso del Santo sepolcro a Gerusalemme, fondato e consacrato nel 1149», prosegue Redi. «Del resto nel tesoro della basilica ci sono le spine della corona, donate dal fratello a Carlo V, e il legno della croce di Gesù. Una serie di indizi che fanno pensare a un tentativo di costruzione di una seconda Gerusalemme, purtroppo non riuscito a causa prima della rinuncia di Celestino V, poi di Bonifacio VIII che fa di tutto per cancellare ogni prova e infine dei terremoti del Trecento».

