L'Aquila, undicimila operai e 1.700 imprese per la ricostruzione

Iniziativa Cgil per vigilare su legalità e diritti dei lavoratori Il sindacato nazionale: «Rispettare la dignità degli occupati»
L’AQUILA. A cinque anni e mezzo dal terremoto, sono 11mila i lavoratori impegnati nella ricostruzione, di cui la metà abruzzesi, e 1700 le imprese che svolgono la loro attività nel territorio del cratere sismico. Il più grande cantiere edile d’Europa può diventare, secondo la Fillea-Cgil, un punto di riferimento per far uscire la filiera delle ricostruzioni dall’attuale crisi strutturale.
E il sindacato di categoria è pronto anche ad avanzare le sue proposte, per risolvere le problematiche riferite alla legalità, al rispetto delle regole e dei diritti dei lavoratori, alla tutela dell’ambiente. Se ne parlerà nel convegno, dal titolo «Cultura, legalità, lavoro», in programma venerdì, alle 15, nell’auditorium della Cgil, in via Saragat. A chiudere i lavori, a cui prenderanno parte, tra gli altri, il prefetto Francesco Alecci, il sindaco Massimo Cialente, il sostituto procuratore Simonetta Ciccarelli, sarà il segretario nazionale Cgil Gianna Fracassi.
«La Fillea nazionale», spiega il segretario Salvatore Lo Balbo, «è stata presente all’Aquila fin dal giorno successivo al drammatico evento e ha operato non solo per la rinascita di un’importante parte d’Italia, ma anche perché ciò avvenisse nel pieno rispetto della sua identità, della legalità e dei diritti delle migliaia di lavoratrici e di lavoratori che si sarebbero impegnati per la ricostruzione. A distanza di oltre cinque anni, siamo in grado di fare un primo bilancio non solo su ciò che è stato fatto, ma, soprattutto, su cosa non bisogna più fare. Proprio per evitare gli errori che si sono succeduti, e che l’attività repressiva della magistratura e delle forze dell’ordine ha più volte evidenziato con decine d’inchieste, la Fillea, con quest’iniziativa, intende avanzare una serie di proposte, che permetteranno di non regalare più soldi pubblici a mafiosi e corruttori, di non continuare a cementificare il territorio, di far partire la ricostruzione nel centro storico, e per far sì che nessuna lavoratrice e nessun lavoratore sia sfruttato, umiliato, offeso nella sua dignità attraverso pratiche di assoggettamento economico, psicologico e sociale».
Per evitare la cementificazione del territorio, che stride con la mancata ricostruzione dei centri storici, la Fillea-Cgil propone l’adozione, da parte degli enti locali, di strumenti urbanistici «a consumo zero», tramite delibere che vincolino l’edificabilità esclusivamente nelle aree impermeabilizzate. Sul fronte della legalità, «non basta reprimere, ma bisogna attivare tutte le azioni affinché la prevenzione sia l’arma più efficace, come indicato nell’ultima Linea guida antimafia, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale lo scorso 30 ottobre». Per quanto riguarda l’esercito di lavoratori coinvolti nella ricostruzione, il sindacato intende «realizzare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro in un luogo pubblico, cioè il centro per l’impiego, al fine di valorizzare tutte le professionalità manuali e intellettuali, e di rispettare la dignità degli occupati, anche attraverso l’applicazione dei contratti di lavoro e della legislazione sul lavoro».
«I lavoratori italiani, abruzzesi e aquilani», conclude Lo Balbo, «devono essere orgogliosi di aver ricostruito questa parte d’Italia».
Romana Scopano
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