L’aquilano con la pistola e le amicizie pericolose

12 Febbraio 2015

Spuntano le intercettazioni telefoniche legate ai gestori del bar sequestrato: «In due non armati stai tranquillo? Così ammazzano prima a me e tu scappi»

L’AQUILA. Si parla di armi nelle intercettazioni dell’inchiesta che ha disarticolato un’organizzazione di stampo camorristico ben radicata nel Centro-Sud. Un’inchiesta della Procura di Roma che ha un’inquietante diramazione aquilana culminata con il sequestro del bar «Backside» situato in un edificio inagibile di piazza Machilone. Un bar gestito da una società della quale fanno parte uno dei principali indagati dell’inchiesta, Massimiliano Colagrande, 50 anni di Roma, ora in cella, e suo cugino, Federico Colagrande, 38, aquilano, solo indagato e in una posizione defilata. Secondo la Procura sarebbero emerse responsabilità dei cugini in ordine al porto e alla detenzione di armi.

«Nel caso in esame», dicono gli investigatori, «l’esplicito contenuto delle conversazioni in cui vengono indicate anche le caratteristiche delle armi, non lascia dubbi sull’oggetto delle comunicazioni tra i due cugini. Dal contenuto dell’incalzante conversazione captata si comprende che Massimiliano occultava nella sua abitazione armi che Federico indica in maniera inequivocabile. «Mi hai fatto portare le pistole per tenerle nel cassetto! Chissà che c... ce le hai a fare dentro quel cassetto le pistole! Che solo per prenderle ci impieghi una giornata!». «La parte finale della frase», si legge nell’ordinanza, «lascia trapelare l’enorme preoccupazione di Federico per l’incolumità fisica del congiunto al quale manifestava l’opportunità di tenere le armi in punti prontamente raggiungibili in caso di necessità». «No, le metti in cassaforte», dice Federico al cugino, «deve essere un punto che quando è…le prendi al volo! O le appizzi a casa, scaricate da una parte e le…no dentro quel cassetto!».

«È evidente», commentano i carabinieri nell’ordinanza, «il timore per la concreta possibilità di attentati ai danni di Colagrande. Presumibilmente è per tale ragione che Massimiliano Colagrande decide di girare armato». Sullo specifico punto, l’indagato rassicura il cugino aquilano dicendo testualmente: «Federì, quando non ci stai tu, quante volte ci esco tu neanche te lo immagini! Cerco di limitare le volte di uscirci, quando ci stai tu mi sento più tranquillo che stiamo in due». Tale affermazione non trova d’accordo Federico consapevole che l’accompagnarsi a Massimiliano lo esponga a un elevatissimo rischio «Ah! Perché in due che non siamo armati perché dovresti stare tranquillo? Perché così ammazzano prima a me e tu hai il tempo di scappare».

Non ci sono dubbi, per i carabinieri, circa l’illecito porto e detenzione di armi, palesato in un altro passaggio delle conversazioni. Dice Federico: «Mi hai fatto portare le pistole per tenerle dentro il cassetto! Chissà che c...ce le hai a fare dentro quel cassetto le pistole! Che solo per prenderle ci impieghi una giornata!». Massimililiano: «Che vuol dire?». Federico ribatte: «Perché non me le potevo tenere a casa Massimilià?» La replica: «No, mo le metto sul tavolino! Così se entra qualcuno...». Federico incalza: «No, le metti in cassaforte, dev’essere un punto che quando è…le prendi al volo! O le appizzi a casa, scaricate ad una parte e le…..no dentro quel cassetto! Massimiliano: «Che vuol dire che mi conosci più di mia madre, che vuol dire?». Federico: «Che conosco tutte le tue turbe psichiche, mentali e c... vari, Massimilià!» Da accertamenti è emerso che Federico Colagrande è titolare di porto d’armi per uso sportivo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA