L’arciere cieco che mira al tricolore

28 Agosto 2019

La storia di Del Fosco, va ai Campionati italiani: «Così è nata la mia passione»

CELANO. Una passione nata per caso, ma le circostanze devono essere state talmente coinvolgenti che nel giro di pochi mesi il 41enne celanese Antonio Del Fosco è stato travolto da un amore sportivo fino ad allora sconosciuto.
Tutto è iniziato un anno fa, in una struttura alberghiera della Toscana, dove Antonio era in vacanza e dove gli animatori dell’hotel avevano predisposto una gara di tiro con l’arco per far divertire i loro ospiti. È risaputo che per colpire il bersaglio, un arciere deve avere il braccio fermo ma anche un occhio particolarmente efficace per indirizzare la freccia verso il centro. Antonio però è un non vedente ed è questo il particolare che rende la storia ancora più significativa: «Decisi di provare anche io», racconta al Centro con un pizzico d’emozione mista a orgoglio, «e in quel preciso momento mi si è aperto un orizzonte fino ad allora totalmente sconosciuto». È emozionato Del Fosco quando rammenta gli inizi: «Volli tentare per provare un brivido che a noi non vedenti è precluso e con mia somma sorpresa riuscii addirittura a fare centro seguendo le indicazioni degli istruttori che videro in me un potenziale ottimo tiratore».
Da lì a diventare un vero arciere, il passo è stato consequenziale e breve allo stesso tempo, e in questo fine settimana il portacolori della Arcieri Arcobaleno di Avezzano, della quale è presidente Alessandro Stringini, parteciperà ai Campionati italiani para-archery che si disputeranno a Firenze nella categoria Visually Impaired, che tradotto in termini più semplici significa che i concorrenti dovranno puntare il bersaglio posto a 18 metri, completamente bendati e con il solo aiuto del mirino tattile. E proprio quest’ultimo accorgimento rappresenta l’unico aiuto sul quale gli arcieri non dotati della vista possono fare affidamento.
Antonio Del Fosco lavora come centralinista all’Aquila, al Tribunale per i minori e per raggiungere certi obiettivi si allena come qualsiasi altro atleta: «Tre volte alla settimana insieme agli amici dell’Arcieri Arcobaleno nella palestra della scuola media Vivenza, con i quali condivido fatiche e soddisfazioni in pari misura».
L’arco che viene usato è del tipo compound, che pesa circa 3 kg, ma ciò che stupisce in soggetti del genere è la straordinaria forza di volontà che mettono per contrastare le avversità della vita, senza farsi commiserare in nessuna circostanza. Ma la gara comporta anche una tensione non indifferente: «Ed è li che si nota lo spessore dell’atleta», conclude Del Fosco, «perché non potendo vedere nulla, bisogna fare leva sulle sensazioni che partono dal nostro cervello, e posso assicurarvi che non è una cosa semplice».
Insomma, si tratta di una storia che molti dovrebbero prendere ad esempio quando ci si arrende alla prima difficoltà, senza neppure provare a reagire. Tutto l’Abruzzo farà il tifo per Del Fosco.
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