L’arcivescovo Martini protagonista discreto della Perdonanza

Il presule piacentino (scomparso nell’86) ne fu tra gli artefici Guidò l’arcidiocesi prima di Peressin, lasciò un buon ricordo
L’AQUILA. Quando si parla della “nuova Perdonanza” – che ha come data ufficiale di inizio il 1983 – vengono citate tante persone a cui va attribuito il merito di quella “rinascita”. Spesso, però, passa in secondo piano l’arcivescovo dell’epoca, Carlo Martini (1913-1986). Fu lui che incoraggiò e appoggiò con entusiasmo le iniziative che prima il rettore della basilica di Collemaggio padre Quirino Salomone e poi il sindaco dell’Aquila Tullio de Rubeis misero in campo per ridare alla Perdonanza l’importanza e la "dignità” che aveva sempre avuto nella storia cittadina. Martini è stato arcivescovo dal 1973 al 31 dicembre 1983 quando, per motivi di salute, lasciò la diocesi e fu sostituito dal suo “coadiutore” monsignor Mario Peressin. Carlo Martini nacque a Fontana Fredda, frazione di Cadeo in provincia di Piacenza, il primo ottobre 1913. I suoi biografi (in particolare Giorgio Zanetti, un nipote che gli era molto legato) raccontano che, dopo gli studi elementari, venne ammesso all'istituto tecnico di Fiorenzuola d’Arda e in seguito al seminario di Piacenza; nel 1929 iniziò a frequentare i corsi filosofico-teologici nel collegio Alberoni. Il 4 ottobre 1936 fu ordinato sacerdote. Lo stesso anno si trasferì a Roma dove, alla Pontificia Università Lateranense, ottenne il dottorato in diritto canonico.
NUNZIO apostolico
Contemporaneamente frequentò la Pontificia accademia e iniziò la carriera ecclesiastica come Nunzio prima in Spagna, poi a Cuba e in Paraguay. Il 5 ottobre 1961 Papa Giovanni XXIII lo nominò arcivescovo titolare di Abari. Nel 1963 fu nominato nunzio apostolico nelle Filippine e nel 1967 venne trasferito alla nunziatura apostolica in Cile e poi in Messico.
VESCOVO DELL’AQUILA
Il 2 giugno 1973 Papa Paolo VI lo scelse come arcivescovo dell’Aquila. Il 15 agosto del 1979 Martini fece nascere l’Istituto superiore di scienze religiose. Il 30 agosto 1980 accolse Papa Giovanni Paolo II in visita pastorale all'arcidiocesi. Lasciò la diocesi dell’Aquila a fine 1983 e si ritirò nella casa del clero “Cerati”, a Piacenza. Il 16 luglio 1986 mori a Piacenza, all’età di 72 anni. Il 19 luglio vennero celebrati i funerali dal cardinale Agostino Casaroli (suo amico) che, nell’omelia, disse tra l’altro: «Monsignor Martini fu di quei pochi uomini privilegiati che nella sua vita, la quale l’ha portato a contatto di tante e tanto diverse genti, sono riusciti a non suscitare invidie o gelosie, rancori o scontenti, ma soltanto amicizia e simpatia. La sua modestia, pur non riuscendo ad occultare un insieme di doti superiori al comune, le rendeva accettabili e invitava a riconoscerle e ad apprezzarle, quanto più egli sembrava cercare di nasconderle. La bontà, che lo spingeva a coprire od oscurare i difetti o le mancanze di altri, lo rendeva naturalmente amabile. Il sorriso amichevole, spesso la risata cameratesca, eliminava distanze, creava confidenza e apertura di animo. Una spontaneità non scevra di prudenza, una cordialità non simulata, lo sforzo di conoscere e valutare con comprensione e indulgenza la complessità delle situazioni con le quali gli toccò confrontarsi».
TESTAMENTO
Nel suo testamento spirituale Martini lasciò scritto: «Quanto alle mie spoglie mortali esprimo solo il desiderio di essere sepolto in una cassa di legno semplicissima e possibilmente nella nuda terra in una fossa scavata nella terra e sormontata da una croce di legno e una tavoletta con la seguente scritta: Pregate per l’anima dell’Arcivescovo Carlo Martini».
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