L’Asl: «Un sito alternativo alle antenne»

Spunta un parere, inviato a Comune e Arta, che sconsiglia la localizzazione della stazione di telefonia a Pagliare di Sassa
L’AQUILA. «Si raccomanda all’amministrazione comunale di voler prendere in considerazione la possibilità di individuare, con i gestori, un sito alternativo di installazione che, compatibilmente con l’interesse pubblico alla copertura dell’area della rete di interesse, abbia una configurazione tale che sia ridotto al minimo l’interessamento degli insediamenti umani». . Lo si legge in una nota di dicembre 2016 dell’Asl (servizio di igiene, epidemiologia e sanità pubblica), in relazione all’installazione di antenne per la telefonia a Pagliare di Sassa, troppo vicine alle case e alla chiesa parrocchiale di San Pietro apostolo. La nota, tra l’altro, fa parte dell’inchiesta che la magistratura sta portando avanti dopo una denuncia. «Si deve evitare», prosegue la nota Asl, «che si vengano a generare valori di campo elettromagnetico così prossimi al limite normativamente consentito per la permanenza umana superiori alle 4 ore giornaliere. L’intervento che si deve realizzare dev’essere conforme alla normativa in vigore per i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici della popolazione, da considerarsi anche come raccomandazione di cautela e buona norma ai fini della prevenzione sanitaria da radiazioni non ionizzanti».
Tra le novità anche un recente sopralluogo della Soprintendenza, che sembra intenzionata a rivedere la sua posizione, in passato non contraria a questa installazione. Venerdì prossimo, inoltre, ci sarà la riunione della seconda commissione comunale su questo argomento.
Nei giorni scorsi, inoltre, il portavoce del comitato che si batte contro l’installazione, Giulio Pace, ha inviato una nota al manager Asl, Rinaldo Tordera, nella quale gli chiede di dare una risposta «ai dubbi e alle preoccupazioni dei cittadini e del sottoscritto che vivono in prossimità delle stazioni radio ed entro l’ampio raggio dei lobi di irradiazione degli impianti di sperimentazione come fossero topi di laboratorio». Anche questa lettera è nel fascicolo della Procura della Repubblica.
Alla base della protesta una petizione, corredata da oltre 1200 firme, inviata non solo alla Procura ma anche all’Arta, che già ha fatto un sopralluogo, al ministero della Salute e dell’Ambiente, al prefetto, al Comune dell’Aquila e, infine, all’Arcidiocesi che, finora, non ha preso posizione, cosa che ha suscitato delusione tra la gente. È stata presentata anche la richiesta di convocazione di un consiglio comunale straordinario e urgente con l’ordine del giorno finalizzato alla rimozione. La richiesta ha come primo firmatario il consigliere Ferdinando Colantoni.
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