L’assessore defenestrata e la rivincita sul Comune

L’AQUILA. La passione per la politica nasce dalla “questione di genere”. La frequentazione, nella Fondazione Bellisario, di illustri personaggi, da Lella Golfo e Livia Turco a Elena Marinucci, la...
L’AQUILA. La passione per la politica nasce dalla “questione di genere”. La frequentazione, nella Fondazione Bellisario, di illustri personaggi, da Lella Golfo e Livia Turco a Elena Marinucci, la alimenta a dismisura. Forzista della prima ora – si iscrive al partito di Berlusconi nel 1994 – Anna Lisa Di Stefano viene chiamata nel 2017 alla corte del sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, come assessore esterno con delega al bilancio, politiche economiche e finanziarie. Viene da contatti ed esperienze associative di lungo corso, ma la rottura dopo appena un anno di mandato, lascia l’amaro in bocca. Non tanto, però, da gettare la spugna: Di Stefano, infatti, sceglie di rientrare in pista e candidarsi alle elezioni regionali con Marco Marsilio. Dottore commercialista e revisore dei conti, 50 anni, cavaliere al merito della Repubblica nel 2013, Di Stefano è, soprattutto, moglie e madre felice di due gemelli, Leonardo e Isabella.
Come si è avvicinata alla politica?
«Nel 2000 mi sono iscritta alla Fondazione Bellisario, che si occupa di donne, quote di genere e sociale. Da lì è partita la legge 120 del 2011 sulle quote di genere nei cda e nei collegi sindacali delle società per azioni. In quell’alveo mi sono formata e ho incontrato donne di grande caratura come Livia Turco, la presidente Lella Golfo, l’aquilana Elena Marinucci. Una fondazione trasversale, senza limiti di appartenenza politica. Per me l’obiettivo finale è rompere il tetto di cristallo che difficilmente consente alle donne di emergere, anche in politica».
Prima di diventare assessore ha operato nel mondo dell’associazionismo.
«Dopo il sisma del 2009, con la Fondazione Madre Nazzarena mi sono dedicata alla rinascita del tessuto sociale del territorio. A giugno 2017 è arrivata la nomina come tecnico di area, da parte del sindaco, Biondi. Ho accettato perché il raggio d’azione dell’assessorato era stimolante: bilancio, politiche economiche e finanziarie, tributi e razionalizzazione della spesa. Sono curiosa di mio e attratta dalle sfide: l’idea di mettermi in gioco mi piaceva».
Il 7 dicembre 2018 è arrivata la rottura. Biondi le ha tolto le deleghe. Perché?
«La revoca mi venne comunicata dal capo di gabinetto con una telefonata. Ho pensato a uno scherzo, tanto mi sembrava inverosimile. La motivazione che mi è stata addotta riguardava la mia partecipazione alla conferenza stampa e le affermazioni del deputato, Antonio Martino, in cui lo stesso definiva “psichedelica” la candidatura di Biondi a presidente della Regione, come il suo percorso politico».
Come ha preso la notizia? «Ci sono rimasta malissimo. Ancora oggi c’è un po’ di amaro in bocca per il fatto che, alla fine dei conti, non interessano le capacità, ma i giochi politici. Per me la politica è altro, servizio civile. Sono certa che il fatto di essere donna abbia condizionato la scelta».
Poi, cos’è successo?
«In quei giorni rocamboleschi, in cui ho ricevuto centinaia di messaggi e telefonate, è arrivata la proposta di candidatura alle Regionali. Ho deciso di accettare e rimettermi in gioco. Non è facile iniziare dalle Regionali, dove occorrono migliaia di voti, ma il supporto della mia famiglia è fondamentale. Ritengo di rappresentare il vero cambiamento».
Da donna si sente penalizzata?
«Lo sono stata. In tutti gli ambienti, infatti, esistono pregiudizi di maschilismo. Ma sono, soprattutto, una professionista madre di famiglia felice. E, perché no, una brava cuoca. Il mio piatto preferito? L’agnello alla cacciatora, tipicamente abruzzese».(m.p.)
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