L’assessore Liris: torno a fare il medico part-time

3 Aprile 2020

Ha chiesto al manager Testa di rientrare in servizio al 30 per cento dell’orario Duro il Pd: lasci giunta e consiglio regionale o dovrà scattare la decadenza

L’AQUILA. Torna in corsia l’assessore regionale al Bilancio e al Personale Guido Quintino Liris, ex vicesindaco dell’Aquila, per svolgere il suo lavoro di medico all’ospedale San Salvatore. Il 41enne esponente di Fratelli d’Italia, in aspettativa fino a mercoledì scorso, ma in prima linea dall’inizio dell’emergenza Covid, ha ottenuto l’autorizzazione da parte del direttore generale dell’Asl, Roberto Testa, a rientrare in servizio con un contratto part time, al 30 per cento dell’orario, in modo da poter svolgere anche l’attività politica.
Una scelta che ha sollevato un vespaio di polemiche da parte dei vertici locali del Pd che ritengono incompatibili le due posizioni. «Di questo se ne occuperanno gli avvocati», commenta lapidario l’assessore. «Personalmente faccio il medico e oggi c’è bisogno di medici». D’altra parte, lo stesso Liris era stato attaccato nei giorni scorsi sia dal centrodestra, soprattutto dalla Lega, sia dal capogruppo di Articolo 1 al Comune, Giustino Masciocco, a causa di quello che è stato ritenuto un «eccessivo presenzialismo» nell’ospedale del capoluogo. «Sarebbe più utile e opportuno che tu potessi indossare il camice bianco da medico quale sei e dare il cambio a qualche tuo collega stremato», aveva suggerito proprio Masciocco.
Diversa la posizione del segretario del Pd abruzzese Michele Fina, che ieri ha firmato una nota assieme ai consiglieri regionali Silvio Paolucci, Dino Pepe, Pierpaolo Pietrucci, Antonio Blasioli e Sandro Mariani e ai parlamentari Stefania Pezzopane e Luciano D’Alfonso: «Liris deve scegliere, se non si dimette da consigliere il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri applichi la legge e avvii il procedimento di decadenza».
L’incompatibilità tra i ruoli sarebbe sancita dal decreto legislativo 165/2001 che, scrivono i rappresentanti del Pd, «obbliga gli eletti in consiglio regionale all’aspettativa obbligatoria, con conservazione del posto di lavoro. Quindi, l’unico modo, per Liris, di tornare a fare il medico, sarebbe quello di smettere di fare l’assessore e il consigliere. Resta da capire» sottolineano, «al di là delle questioni normative, come sarebbe possibile, in questo momento drammatico, conciliare due ruoli di così grande impegno e di così grande importanza. Ed è anche da capire, quale sarebbe l’utilità di tutto questo, tolto il ritorno pubblicitario che, con ogni ovvietà, è il fine della geniale trovata o, per meglio dire, della sceneggiata, un altro capitolo dopo quello a cui ci ha costretto ad assistere il presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, ammainando la bandiera europea. Liris deve scegliere: o la missione politica o quella di medico. Diversamente non si può fare e, comunque, si rischierebbe di abdicare rispetto a entrambe le funzioni». Il Pd rivolge a Sospiri l’invito «a rientrare nella correttezza e nei doveri istituzionali e di legge avviando, come è suo obbligo, il procedimento di decadenza». Il coordinamento regionale di Fratelli d’Italia commenta: «Gesto nobile: chi non plaude stia almeno in silenzio».
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