L’aumento delle povertà spaventa la provincia

Salgono reddito (in 4 mesi 2mila persone in più) e pensioni di cittadinanza (+13%) Dati Cgil nell’anno della pandemia: emarginate ampie fasce di popolazione
L’AQUILA. La crisi morde in provincia dell’Aquila. Il 4,89% della popolazione vive grazie al sostegno del reddito di cittadinanza, le richieste per la pensione di cittadinanza sono aumentate del 13%, ben oltre la media regionale, e le ore di cassa integrazione guadagni, nel periodo gennaio-agosto 2020, hanno fatto registrare un aumento di ore pari al 2024%, in valore assoluto, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una cifra impressionante. È il quadro delineato da Francesco Marrelli, segretario Cgil della provincia dell’Aquila, e dal direttore del patronato Inca-Cgil, Dario Angelucci.
PROVINCIA PIÙ POVERA. I dati sulla pensione di cittadinanza parlano chiaro ed evidenziano, secondo la Cgil, «una condizione particolarmente preoccupante: l’età media della popolazione locale aumenta assieme alla povertà e alla marginalità sociale». «Siamo abituati a leggere le storie dietro ai numeri e sappiamo che, nella maggior parte dei casi ci sono vicende di lavoro precario e povero o, addirittura, di non lavoro», spiegano Marrelli e Angelucci, «spesso si contano i danni della lunga fase di crisi economica, che tanto ha pesato nella marginalizzazione di ampie fasce della popolazione attiva». Veniamo ai numeri: la pensione di cittadinanza, in provincia dell’Aquila, ha un indicatore di rilevanza, nella variazione percentuale maggio-settembre 2020, di due punti sopra la media regionale, con un incremento che si attesta al 13%. «Equivale a dire che c’è una grande povertà fra i soggetti e le famiglie deboli», sottolineano Marrelli e Angelucci, «la cui tenuta sociale è messa in discussione dalle difficoltà di accesso ai servizi pubblici, a fronte di un progressivo spopolamento delle zone interne». Altro dato negativo è quello relativo ai sostegni economici: il 4,89% della popolazione della provincia aquilana vive grazie al sostegno del reddito di cittadinanza, con un incremento in quattro mesi, da maggio a settembre scorso, dello 0,66% che, in termini assoluti, rappresenta quasi 2.000 persone in più.
PANDEMIA E CRISI. «In questa fase di pandemia, le fragilità economiche hanno pesato in maniera importante», dice la Cgil, «la preoccupazione per il futuro è aumentata soprattutto tra i più giovani: abbiamo di fronte un’intera generazione, spesso costretta a ricorrere al reddito di cittadinanza per cercare di superare una condizione di crisi personale, attraverso la ricerca di un lavoro. A volte i giovani non hanno un’occupazione e, finiti gli studi, perdono anche quel tipo di impegno che definisce un’identità: non resta loro che emigrare verso altre regioni o addirittura all’estero».
AUMENTA LA CASSA. Da gennaio ad agosto scorso la provincia dell’Aquila ha perso 3.653 residenti, su cui hanno inciso negativamente sia il saldo naturale che il saldo migratorio. In molti casi si tratta di giovani laureati o di tecnici specializzati. Aumenta in modo esponenziale anche la cassa integrazione con il 2024% di ore in più, in valore, rispetto al 2019. «Una fase di grande complessità», la definisce la Cgil, «lo sblocco dei licenziamenti potrebbe determinare un disastro economico e sociale, di cui già si colgono i primi segni. C’è una grande sofferenza nel mondo dei servizi e del terziario, come nelle aziende di produzione, mentre sta crescendo vistosamente il numero di chi non studia e non lavora e, quindi, non figura neppure tra i disoccupati perché ha rinunciato da tempo alla ricerca di un posto di lavoro. La pandemia da Covid19 ci consegna un’Italia più ingiusta e più iniqua. Ora serve un grande sforzo comune per rimettere al centro le questioni materiali che sono politiche e i bisogni delle persone, magari rinunciando per un giorno alla visibilità mediatica e tornando nelle piazze a manifestare e lottare per un cambiamento radicale della società».

