L’autista è malato, il bus non passa Studenti a piedi e genitori infuriati

Le famiglie: «Disservizi ormai cronici». Interviene anche il Comune: «Duro colpo, che non accada più» La replica di Tua: «Problema inatteso ma risolto, la corsa torna regolare. Ci scusiamo con gli utenti»
CAMPO DI GIOVE. Le 7.15 sono passate da un pezzo ma l’autobus che avrebbe dovuto portarli a scuola a Sulmona non è ancora passato. E così non resta che tornarsene a casa e informare le famiglie di quanto accaduto. E stavolta i genitori di alcuni studenti di Campo di Giove hanno deciso di alzare la voce, richiamando Tua – la compagnia che gestisce il trasporto pubblico in Abruzzo – per quelli che definiscono «disservizi ormai cronici». Sono state proprio le famiglie ad accompagnare i loro figli a scuola in auto, dopo che quell’autobus non è mai passato. La compagnia di trasporto pubblico, ascoltata dal Centro, ha parlato di «problemi tecnici a uno dei bus», scusandosi con l’utenza per il disservizio. «Già per domani (oggi per chi legge) il problema è stato risolto e saremo pronti a garantire di nuovo il servizio», sottolinea l’azienda. Le famiglie degli studenti raccontano però un’altra versione: «Il bus che doveva portare gli studenti e altri utenti in valle alle 7.15 non è passato perché l’unico autista disponibile si è dato malato». La tratta è quella che, ogni mattina, porta studenti e pendolari da Campo di Giove a Sulmona. La fermata nel piccolo centro ai piedi della Maiella è prevista alle 7.15. Anche il Comune è intervenuto con una tirata di orecchie nei confronti della compagnia: «Abbiamo segnalato a Tua quanto accaduto», spiega il sindaco Michele Di Gesualdo, «quello è un autobus fondamentale perché, oltre agli studenti, trasporta lavoratori pendolari ma anche persone anziane che devono recarsi a Sulmona per dei controlli medici. Fortunatamente, i genitori sono riusciti a organizzarsi per portare i loro figli a scuola in macchina ma è stato un duro colpo. Si tratta comunque del primo disservizio che abbiamo segnalato alla Tua, che negli ultimi anni ha svolto un ottimo lavoro». Ma le polemiche non si fermano qui: «Paghiamo l’abbonamento annuale 250 euro per disservizi ormai cronici», aggiungono le famiglie, «e viviamo in quelle terre di nessuno chiamate aree interne dove i servizi sono una chimera». Poi tirano in ballo la carenza di servizi agli utenti delle aree interne e lanciano una provocazione: «Se dobbiamo rinunciare anche ai servizi essenziali come trasporti minimi e scuola, siamo pronti a fare le valigie come tanti in questi anni hanno scelto di fare».
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