L’avvocato Carbonara «Corte d’Appello, ecco com’è andata»

8 Marzo 2021

L’AQUILA. Sul tentativo di trasferire la Corte d’Appello a Pescara dopo il sisma, argomento riemerso a 50 anni dai moti del ’71, s’inserisce nel dibattito l’avvocato Antonello Carbonara. «Ho seguito...

L’AQUILA. Sul tentativo di trasferire la Corte d’Appello a Pescara dopo il sisma, argomento riemerso a 50 anni dai moti del ’71, s’inserisce nel dibattito l’avvocato Antonello Carbonara. «Ho seguito sul Centro», scrive, «la polemica sul paventato trasferimento degli uffici a Pescara dopo il sisma e, per ristabilire la verità, sono costretto a intervenire. Qualche giorno dopo il terremoto, si tenne un incontro al vertice nella baracca di legno accanto all’ingresso del palazzo di giustizia ed erano presenti il ministro, avvocato Angelino Alfano, con i capi dipartimento dottor Luigi Birritteri e dottoressa Augusta Iannini, il presidente della Corte e il presidente di sezione dottor Piccioli, il procuratore generale e altri magistrati, il sottoscritto, all’epoca presidente dell’Ordine degli avvocati dell’Aquila. Ebbi subito la sensazione che tutto fosse stato già deciso per trasferire gli uffici della Corte a Pescara dove una parte del Palazzo era stata da sempre destinata ad accogliere una sezione della Corte, auspicata anche in considerazione del fatto che buona parte dei magistrati della stessa Corte vivevano e vivono in quella città. Era solo una disponibilità temporanea disinteressata o vi erano altre mire? Il ministro rimase colpito dal fatto che lo avevo ricevuto in tuta (i miei abiti erano rimasti nell’abitazione non più agibile) e volle parlarmi in privato. Allo stesso ministro feci presente che il trasferimento della Corte sarebbe stato il colpo finale inferto a una città ormai in ginocchio e che sarebbero dovuti passare sul mio cadavere se avessero compiuto una simile ingiustizia. L’onorevole Alfano capì subito la situazione e mi fece una promessa solenne: dalla città non si sarebbe mosso neppure un ufficio. La promessa è stata mantenuta e sono convinto che gli “aquilani” Piccioli e Iannini siano stati al mio fianco nella battaglia. Dopo qualche tempo, fu nominato presidente della Corte l’uomo della Provvidenza, Giovanni Canzio, che ebbe un ruolo fondamentale nella rinascita dell’attività giudiziaria nella nostra città».