L’ex aeroporto di Bagno dalle origini all’abbandono

L’allora premier Berlusconi nel post-terremoto voleva realizzarvi la “nuova città” Oggi l’area comunale di 45 ettari è terra di nessuno. Il nodo di espropri e tasse
L’AQUILA. Nell’aprile 2009, con L’Aquila e circondario in macerie e col timore che ci potessero essere ancora persone da salvare o corpi senza vita da recuperare, il presidente del consiglio dell’epoca Silvio Berlusconi lanciò un’idea che spiazzò tutti. Il ragionamento era più o meno questo: ricostruire quello che c’era ante 6 aprile 2009 sarà operazione molto lunga (e col senno del poi aveva ragione), costruiamo una nuova città, ci vorrà molto meno tempo e gli aquilani, nel giro di sei mesi, un anno al massimo, riavranno una casa. Quell’intuizione (con tutti i problemi che, sempre col senno del poi, ha creato) si è poi concretizzata nei 19 piani Case (e nei Map) distribuiti sul territorio, da Arischia a San Gregorio. Ma forse non tutti ricordano che la proposta iniziale di Berlusconi (che fu modificata su sollecitazione del Comune) era quella di fare un’unica grande nuova città (magari divisa in Quarti) da localizzare nell’ex aeroporto di Bagno, in un’area pianeggiante di 45 ettari tra Bagno e Monticchio che – anche questo è poco noto – è proprietà del Comune (che l’ha avuta nel 2012, senza oneri, dal demanio militare che la deteneva almeno dal 1937) che non ci ricava un euro e paga solo balzelli (per esempio l’irrigazione). Le terre sono occupate da “possessori” (in pochissimi casi eredi dei vecchi proprietari espropriati) che le coltivano da decenni senza che nessuno abbia mai chiesto loro di regolarizzare la posizione o pagare un, se pur simbolico, affitto. Ormai le situazioni si sono “incardinate” e pensare di “sbloccarle” – e qualche tentativo c’è stato – è quasi utopia. Oggi l’ex aeroporto è di fatto terra di nessuno e nonostante una delibera di giunta del dicembre 2013 non si è riusciti nemmeno a bonificare una discarica con residui dell’ex aeroporto e materiali vari.
LA STORIA
Per capire come si è giunti alla situazione di oggi bisogna fare un salto indietro nel tempo, nel ventennio fascista, periodo nel quale Bagno, per volere del Regime, fu scippato due volte: la prima nel 1927 quando il Comune di Bagno fu soppresso (insieme ad altri) per fare la cosiddetta “grande Aquila” e la seconda all’inizio degli anni Trenta con l’Italia fascista che aspirava a diventare una potenza militare a livello di altre grandi nazioni: risale al 1933 la prima “idea” di un aeroporto all’Aquila, idea venuta al ministero dell’Aeronautica e al suo “braccio operativo”, la Regia Aeronautica. C’è un documento del Comune dei primi di ottobre del 1933 (88 anni fa) che contiene una relazione dell’ingegnere capo al quale era stato chiesto di fare dei sopralluoghi per individuare un’area nell’immediata periferia (la città, allora, non era così urbanizzata come oggi) in cui realizzare “un campo di atterraggio per aeroplani”. Nella relazione s’individuano tre zone: Monticchio (così viene chiamata senza fare riferimento a Bagno), Coppito e Preturo-Sassa (dove un aeroporto verrà realizzato alla fine degli anni Sessanta). L’ingegnere, in relazione alla zona di Monticchio, scrive: “Caratteristiche del campo: dimensione di metri lineari 500 per 1000. Distanza dalla città circa 6 km, è lontano dalle colline circostanti, è pianeggiante e si estende tra la provinciale per Civita di Bagno e la comunale per Monticchio parallela alla nazionale 17 Aquila-Pescara. È il più vicino, tra quelli scelti, alla stazione di partenza della via per il Gran Sasso. I terreni sono per la maggior parte irrigui. Il prezzo medio per ettaro può stabilirsi in 17.600 lire a ettaro e quindi il costo complessivo di esproprio importa una spesa di 880.000 lire (circa un milione di oggi, ndr). Il terreno è attraversato da numerosi canali di irrigazione con alberi di alto fusto”.
LA SCELTA
Quando arriva alle conclusioni il tecnico dà una sua valutazione: “Questo ufficio ritiene che si debba escludere a priori il campo nella zona di Monticchio per le seguenti ragioni: per il costo più elevato, perché i terreni sono tenuti a coltura intensiva, per il frazionamento dell’estensione che, data la coltivazione dei terreni, è l’unica risorsa economica per le numerose famiglie dei piccoli agricoltori. Tra i restanti due campi, nella zona di Coppito e in quella di Preturo, il più conveniente in rapporto alla spesa è quest’ultimo. L’Ufficio ritiene però che le dimensioni del campo, senza portare alcun pregiudizio per l’atterraggio degli apparecchi possono essere lievemente ridotte e allora potrebbe essere conveniente e opportuno scegliere la zona nelle vicinanze di Coppito che oltre a essere più vicino alla città si sviluppa parallelamente alla nazionale Aquila-Teramo non essendo molto distante dalla nazionale Aquila-Roma (l’area individuata doveva essere quella dove oggi sorge la scuola della Finanza, ndr)”. Il tecnico poneva anche un problema sociale: espropriare i terreni tra Bagno e Monticchio avrebbe significato affamare un’intera popolazione che da quei terreni traeva l’unico sostegno. Ma tempo tre anni e la scelta cadrà proprio su Bagno per questioni tecnico-logistiche. La posizione era ottima per decollo e atterraggio di aerei, mentre non lo erano Coppito e Preturo. L’impossibilità o quasi, sperimentata in anni recenti, di utilizzare l’aeroporto di Preturo per i voli commerciali, certifica che la scelta di Bagno, fatta tra il 1933 e il 1936 dal punto di vista logistico era la più giusta anche se rischiava di affamare un’intera vallata. C’è una lettera del 1935 (le carte sono in un faldone dell’Archivio di Stato) che il Podestà inviò all’onorevole Adelchi Serena – aquilano e che in quel momento era vicesegretario del partito nazionale fascista – da cui risulta una certa confusione del ministero sul da farsi.
PIAZZA D’ARMI
“Caro Adelchi”, scriveva il Podestà, “nella giornata di ieri solo per pura combinazione venimmo a conoscenza che un capitano della regia Aeronautica, tale Antonio Pirino, era venuto qui in Aquila per far ricerche di una zona adatta per il campo di aviazione. Nonostante che il detto ufficiale fosse munito allo scopo di una lettera commendatizia per il Podestà il medesimo credette opportuno presentarsi agli uffici comunali soltanto qualche minuto prima di ripartire e dopo aver visitato, da solo, unicamente la piazza d'Armi che come era logico attendersi non può rispondere allo scopo. Ti ho detto tutto ciò perché non vorrei che dall’incompleta impressione del detto ufficiale ne risultasse una decisione da parte del ministero contraria alla costruzione di un campo di aviazione ad Aquila. Sarebbe perciò molto opportuno che tu ti informassi delle intenzioni ministeriali e sollecitassi un nuovo sopralluogo dal quale col nostro concorso si possa prendere visione di tutte le zone destinabili allo scopo. Andrebbe fatta presente al dicastero l’esistenza di alcuni progetti di campo di aviazione che inviammo a suo tempo per l’eventuale costruzione del campo di atterraggio per l’aviazione civile”. Con l’intervento di Serena la situazione si sbloccò e l’ipotesi di fare l’aeroporto nella piana di Bagno-Monticchio riprese piede, tanto che fu pure accantonato un progetto che prevedeva la sistemazione del lago di San Raniero dal quale doveva essere prelevata acqua anche per i campi della piana.
ESPROPRI
Nel febbraio 1937 gli espropri vengono avviati stabilendo anche le relative indennità. Ma nascono subito i problemi. Il primo, paradossale, è che nel 1937 i proprietari avrebbero dovuto pagare tasse su beni che in realtà non erano più loro. E questo perché “tecnicamente” quegli espropri non erano stati ancora formalizzati. Molti contadini, poi, si lamentarono con il “podestà” di Bagno, Francesco Pietranico, per il fatto che senza quei terreni le loro famiglie avrebbero fatto la fame. Nel carteggio ci sono lettere di Pietranico che “raccomanda” qualche giovane del posto affinché potesse lavorare in ditte locali, magari di quelle impegnate nella costruzione dell’aeroporto. C’è chi si spinse, con la dovuta cautela, a chiedere un’indennità di esproprio maggiore di quella stabilita dal ministero. Da un documento si evince che tale aumento era giustificato dal fatto che “trattasi di terreni di prima qualità, fertilissimi e indubbiamente i migliori dei pochi della nostra vasta zona montana, quasi tutti appartenenti a un numero frazionatissimo di modestissimi lavoratori della terra che da essi traevano l’unico mezzo di sostentamento. L’aumento richiesto è equo e giusto e dovrebbe essere corrisposto con la massima sollecitudine”. Ma chi pagò quegli espropri? Anche qui ci fu un po’ di “dibattito” ma alla fine l’ultima parola fu di Serena, tanto che con un protocollo tra Comune e ministero si stabilì che i due terzi della somma (circa un milione di lire, poco più di un milione di euro di oggi) fossero a carico del Comune, e così fu.
(1-continua)
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