L’ex generale intercettato cercava agganci nella Dia

13 Febbraio 2022

L’AQUILA. «A Salerno siamo messi bene... voglio dire Erminio da un lato, Roberto dall'altro, Angelo e vari amici della Dia, della Procura...». A parlare è l’imprenditore Umberto Inverso a colloquio...

L’AQUILA. «A Salerno siamo messi bene... voglio dire Erminio da un lato, Roberto dall'altro, Angelo e vari amici della Dia, della Procura...». A parlare è l’imprenditore Umberto Inverso a colloquio con il generale in quiescenza della Guardia di Finanza Fabrizio Lisi, molto noto all’Aquila per aver guidato prima il Nucleo di polizia tributaria e poi la Scuola ispettori e sovrintendenti delle Fiamme gialle. Lisi e Inverso sono entrambi al vertice del consorzio di aziende ReseArch, intercettati dal Ros nell'ambito delle indagini che hanno portato ai domiciliari i due, oltre all’ex pm di Salerno Roberto Penna, la sua compagna, l’avvocato di Salerno Maria Gabriella Gallevi e l’imprenditore Francesco Vorro. La conversazione, dove si fa riferimento all’ex pm e all’avvocato generale della Corte di Appello di Salerno, risale al 18 agosto 2020 e cita anche presunte collusioni con la Dia. Il trasferimento della sede del ReseArch da Napoli a Salerno, dove, per l’accusa, si mira a ridare una parvenza di liceità al consorzio, si concretizza il successivo 15 settembre. Il primo ottobre viene intercettata dal Ros un’altra conversazione in cui un tenente della Guardia di Finanza si mette in contatto con Lisi per rassicurarlo circa il suo insediamento alla Dia di Salerno e precisamente proprio delle interdittive. Due giorni dopo, Lisi contatta Inverso: «...poi ci siamo sentiti con il tenente lì... mi ha detto che alla Dia si occuperà di interdittive...». L’obiettivo è approdare alla «white list» della prefettura anche attraverso la stipula di un protocollo di legalità con la prefettura stessa.
Il comportamento dell’ex pm di Salerno Roberto Penna è «di per sé spregevole e tanto più grave...» in considerazione del fatto «...che un magistrato dovrebbe costituire un esempio di legalità e come tale essere percepito dai cittadini». Lo sottolinea il gip di Napoli Rosamaria De Lellis che ha disposto gli arresti domiciliari per i cinque sospettati. Per il giudice «...il disprezzo e la noncuranza per la funzione rivestita (dal pm, ndr) si ricava anche dal fatto che...incontra i suoi corruttori nel proprio ufficio, in Procura». Il gip stigmatizza il comportamento della compagna del magistrato, l’avvocato Gallevi, la quale, secondo il giudice, con «...inquietante disinvoltura... per il suo tornaconto personale, si dichiara disponibile e propensa ad accettare incarichi ...come se fosse normale intrattenersi con imprenditori sottoposti contestualmente ad indagini dal proprio compagno e come se fosse altrettanto normale ricevere indebite liberalità (dai regali ai sopralluoghi per la ristrutturazione dell’appartamento alle prospettate gite in barca)...». Nell’ordinanza viene ricordato che gli imprenditori Vorro e Lisi, il primo amministratore di fatto della ReseArch, il secondo presidente dell’organo di vigilanza e responsabile tecnico, «...incarnano nel migliore dei modi il ruolo di corruttori. Ogni loro azione è tentacolare», continua il giudice, «e volta all’illecito condizionamento dell’esercizio di funzioni pubbliche per favorire il consorzio. Penetrano nella Dia e nella magistratura salernitana». Lisi è stato coinvolto in un’indagine a Napoli sulla P4.