«L’ho incontrato al bar, sembrava sereno»
L’amarezza del sindacalista Di Donato: l’avevo rassicurato, un altro posto l’avremmo trovato
L’AQUILA. Era da qualche mese in mobilità Piero Fiordigigli, l’operaio di 36 anni che si è tolto la vita ingerendo dell’acido muriatico. La Tensiter di Bazzano, la fabbrica dove lavorava, aveva dichiarato 15 esuberi su un totale di 45 addetti e lui era stato l’ultimo ad uscire, su base volontaria, essendo anche tra gli ultimi assunti. Non si capacita del gesto, il segretario generale della Uil-Feneal, Luigi Di Donato, che ha seguito tutta la vertenza e che solo qualche giorno prima di Natale lo aveva incontrato a Paganica. «Ci siamo presi un caffè in un bar», racconta incredulo Di Donato, «e l’ho trovato sereno. Mi ha detto che c’era in ballo un altro posto di lavoro e anch’io l’ho rassicurato, dicendogli che qualcosa nel settore edile l’avremmo comunque trovata. Era un ragazzo d’oro, di sani principi e questa notizia mi lascia profondamente addolorato. Mi hanno avvisato mentre ero in viaggio per Roma e sto tornando all’Aquila proprio per capire cosa è successo». La storia di Piero Fiordigigli è simile a quella di tanti altri giovani operai del territorio aquilano, che si sono ritrovati all’improvviso senza il posto di lavoro, con una famiglia da mantenere. La crisi della Tensiter, con sede principale a Torino e specializzata nella produzione di strutture prefabbricate come muri di sostegno e ponti, era esplosa nel 2014, ma navigava in brutte acque già da qualche anno, a causa del mercato debole e della mancanza di commesse.
«L’azienda aveva usufruito dell’ultimo quinquennio di cassa integrazione», spiega Di Donato, «e non avendo ulteriori sostegni sul fronte degli ammortizzatori sociali, aveva convocato i rappresentanti sindacali, annunciando di essere costretta, per mantenere attivo il sito aquilano, a tagliare il personale. Inizialmente si era parlato di 22 esuberi che poi, con la contrattazione, si sono ridotti a 15. Una scelta dolorosa, ma inevitabile. E così in 14 sono usciti subito, attraverso la mobilità volontaria incentivata. Piero è stato il 15esimo, qualche mese fa. Era tra gli ultimi assunti e dopo un ragionamento complessivo, ha preferito usufruire degli incentivi e nel frattempo mettersi a cercare un nuovo posto di lavoro. Una vera tragedia», conclude, «che va ad aggiungersi ai tanti drammi occupazionali che sconta non solo la nostra regione, ma tutta l’Italia».
Romana Scopano
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