L’Infn partecipa al piano per un supercomputer

L'AQUILA. È di 115 milioni di dollari il finanziamento del Department of Energy statunitense (Doe) al Fermilab (Fermi National Accelerator Laboratory) di Chicago, il laboratorio selezionato per...
L'AQUILA. È di 115 milioni di dollari il finanziamento del Department of Energy statunitense (Doe) al Fermilab (Fermi National Accelerator Laboratory) di Chicago, il laboratorio selezionato per cercare di creare un supercomputer innumerevoli volte più potente di quelli attuali.
Nel progetto sono coinvolti anche i Laboratori di fisica nucleare del Gran Sasso. Guidato da Anna Grassellino, ricercatrice di origine italiana del Fermilab che ha iniziato la sua carriera all’Infn, il progetto (Sqms) avrà il compito di sviluppare un computer quantistico d’avanguardia con prestazioni mai raggiunte finora basato su tecnologie superconduttive. Il Centro svilupperà anche nuovi sensori quantistici con importanti applicazioni in fisica fondamentale, in particolare nella ricerca sulla materia oscura e altre particelle esotiche.
«L’Infn riceverà un contributo di circa 1,6 milioni di dollari», si legge in una nota dell'Istituto, «e contribuirà al progetto grazie al suo know-how competitivo a livello mondiale in fisica teorica, nelle tecnologie superconduttive e criogeniche e nello sviluppo di rivelatori. Grande importanza nell’ambito di Sqms riveste la realizzazione di una facility per misure, test e validazione di dispositivi quantistici ai Laboratori nazionali del Gran Sasso luogo unico al mondo per attività a bassissime radioattività ambientali e per le riconosciute competenze in ambito criogenico. Inoltre, l’impiego dei dispositivi quantistici realizzati da Sqms consentirà all’Infn di sviluppare rivelatori più sensibili per l’osservazione di particelle esotiche che potranno essere impiegati, per esempio, in esperimenti sulla materia oscura. Ci si aspetta che i risultati del progetto possano aprire la strada a studi teorici più accurati di fisica fondamentale e possano rivoluzionare le metodologie di analisi dei dati dei grandi esperimenti agli acceleratori, inoltre le impressionanti prestazioni di calcolo potranno fornire un contributo sostanziale anche in altri ambiti tecnico-scientifici quali ad esempio la biologia e le biotecnologie».
Carlo Bucci, ricercatore nei Laboratori del Gran Sasso, ha detto che «la collaborazione con il progetto Sqms apre un nuovo promettente filone di ricerca per i Laboratori che hanno le potenzialità per diventare un centro di eccellenza in questo campo. L’eccezionalità dei laboratori sotterranei unita alle nostre competenze in criogenia delle bassissime temperature e in riduzione della radioattività ambientale, ci pongono in una posizione privilegiata per lo sviluppo e il test di qubit con prestazioni senza precedenti«.
Al centro delle potenzialità del quantum computing, c’è appunto il “qubit”, l’elemento base di un computer quantistico. «Se un bit classico», si legge ancora nella nota, «immagazzina un valore binario (0 oppure 1), un qubit, sfruttando le leggi della meccanica quantistica, può immagazzinare un’arbitraria sovrapposizione di stati di 0 e di 1. Le tecnologie sviluppate dalla fisica fondamentale per gli acceleratori possono essere utilizzate per realizzare nuovi qubit, capaci di conservare l’informazione immagazzinata per tempi molto più lunghi di quanto sia possibile attualmente». (g.p.)
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