«L’innovazione per rilanciare il centro storico»

1 Novembre 2016

La proposta di Palumbo, capogruppo del Pd in Comune «Riproporre solo quello che c’era ante 2009 è antistorico»

L’AQUILA. In una città dove si parla solo di soldi per ricostruire, rendite immobiliari, affitti a strozzo, case equivalenti a peso d’oro, palazzi restaurati a suon di milioni di euro come fossero la Cappella Sistina, sentire un politico che vola un po’ più alto e guarda alla città del futuro e non solo agli affarucci di bottega a breve termine, è una notizia. Stefano Palumbo è capogruppo del Pd e fa parte della cosiddetta linea verde del partito democratico. Palumbo oggi lancia una idea che andrebbe “attenzionata” da tutti gli attori della ricostruzione.

«Il centro storico dell’Aquila» dice Palumbo «va visto come un grande contenitore. Se però pensiamo di riempirlo solo con le stesse cose che c’erano prima del 2009 facciamo un errore strategico che la città non si può permettere». Cosa c’era prima del terremoto? Case affittate (spesso a nero) agli studenti universitari, una miriade di attività commerciali già in forte difficoltà come accade in tutta Italia, uffici pubblici (sempre più difficilmente raggiungibili a causa del traffico caotico), istituti scolastici (ne erano rimasti pochi), sedi universitarie. Il turismo? In questo settore, prima del 2009, L’Aquila aveva una percentuale (rispetto alle entrate complessive) da prefisso telefonico. Qual è allora l’idea forte che potrebbe ridare un ruolo vero al centro storico? Palumbo parte da tre “certezze”: la prima è che la realizzazione dei sottoservizi nella modalità con le quali sta avvenendo darà all’Aquila un vantaggio in termini di alta tecnologia (banda larga per esempio), la seconda è il progetto smart city che oggi è ancora un po’ fumoso ma promette meraviglie, e infine l’ipotesi, recente, del possibile utilizzo di palazzo Carli (ex sede del rettorato che sarà spostata a palazzo Camponeschi) come location per un incubatore di imprese. L’idea di Palumbo è dunque semplice ma intrigante: «Trasformare il centro storico dell’Aquila in una sorta di distretto per l’innovazione» o se si vuole sognare ancora di più in una «Silicon Valley» da calare in una città che una volta ricostruita potrebbe essere un gioiello per bellezza e qualità della vita. I presupposti per avviare imprese innovative che abbiano il sostegno del «sistema L’Aquila» ci sono: la presenza del Gran Sasso Science Institute, dei laboratori dell’Infn, del distretto farmaceutico, di start up che cominciano a spuntare sempre più frequentemente. «Se saremo in grado di attrarre e sostenere giovani preparati e di buona volontà» dice Palumbo «daremo a questa città una prospettiva nuova capace di alimentare anche le vocazioni tradizionali come la ricettività, l’attività culturale – teatrale e musicale in particolare – l’enogastronomia, il turismo con le sue varie declinazioni».

Palumbo ha già parlato dell’idea con il sottosegretario allo Sviluppo economico, Antonello Giacomelli, trovando ampia disponibilità a trovare soluzioni normative e fondi. Il tema potrebbe essere anche al centro, in primavera, della campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale che dovrebbe spalancare le porte a una “visione” della città che finora è mancata . Ma su questo meglio non giurarci.

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