L’ira degli infermieri: «Non siamo lavativi e nemmeno imboscati»

1 Ottobre 2016

Dopo l’indagine della Asl contro le sacche di inefficienza «Le nostre professionalità e competenza sono garantite»

AVEZZANO. Il caso degli infermieri imboscati presenti all’interno degli ospedali della Asl di Avezzano-Sulmona-L’Aquila ha suscitato grande clamore e spinto la Cgil a chiedere chiarezza sui numeri e la Asl ad annunciare un’azione incisiva per reprimere il fenomeno e abolire “sacche di inefficienza” legate a questo fenomeno. Gli infermieri, però, da parte loro non ci stanno a passare per una categoria di lavativi e di imboscati e contestano la presenza di questa tipologia di operatori. Si era parlato di ben 254 casi ma la federazione provinciale dei collegi Infermieri professionali, assistenti sanitari e vigilatrici d’infanzia (Ipasvi) rivendicano la professionalità di tutti i dipendenti dell’azienda sanitaria e sostengono una realtà diversa. E proprio l’Ipasvi, guidato dal presidente Santina Calisse, in merito alla situazione, chiede chiarimenti. Questi numeri sugli infermieri che si sarebbero “imboscati” negli uffici amministrativi non corrispondono alla realtà dei fatti», afferma la Calisse, «vorremmo sapere come sono stati calcolati e come sono venuti alla luce. Non stiamo giocando al lotto e la nostra categoria non ha mai agito contrariamente a quelle che sono le regole aziendali».

Gli infermieri vanno anche oltre e chiedono che questi presunti casi vengano resi pubblici. «Se c’è qualche caso di collega che svolge la propria attività in ambito non sanitario», sottolinea la presidente, «ci devono dire dove e da quanto tempo ricopre questa posizione e con quale prescrizione. Mi farò carico nei prossimi giorni di chiedere direttamente ai vertici aziendali della Asl di essere il più precisi possibili sui numeri e sulle posizioni ricoperte da questi fantomatici imboscati».

«Posso assicurare», ribadisce la rappresentante del personale infermieristico, «che l’infermiere è una figura cresciuta notevolmente negli ultimi anni e che ha acquisito professionalità e competenze tali da non poter essere considerato come una persona poco produttiva. Quasi sempre il lavoro che ricade sulle spalle di infermieri, in qualunque settore sanitario si trovino, va oltre le soglie stabilite. Questo deve essere evidenziato per tutelare il collegio che mi pregio di rappresentare da ormai cinque anni».

Anche la Cgil Fp, che per prima aveva sollevato il problema, chiede alla Asl chiarezza sui numeri che riguardano questa vicenda.

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