L’ira di medici e infermieri: «Teli al posto di mascherine»

Carenza di dispositivi di protezione nei reparti, il sindacato minaccia proteste Sannito (Uil): «Combattiamo una guerra senza armi, vogliamo delle tutele»
AVEZZANO. Le aspettavano da giorni. In prima linea, chiedevano “armi” per combattere una guerra impari, quella contro il coronavirus. Chiedevano le mascherine e gli altri dispositivi di protezione. Ma alla fine sono arrivati dei fazzoletti di stoffa. Ora il personale sanitario dell’ospedale di Avezzano si dice indignato, è sul piede di guerra e i sindacati minacciano iniziative di protesta. Le mascherine che possono essere utilizzate dagli operatori sanitari sono quelle di tipo FFP2 o FFP3, oppure quelle chirurgiche. Invece sono arrivati ad Avezzano delle tele simili al cotone o a un panno, di quelle che si attaccano dietro alle orecchie mediante una sorta di asola. «Siamo intervenuti più volte sia con i dirigenti della Asl, sia con il prefetto, sia con i membri del governo regionale per manifestare alcune nostre perplessità», ha sottolineato Luigi Sannito, dirigente Uil Fpl ed Rsu della Asl, «ma mostrando la nostra volontà a collaborare con tutti. Questa volta si è superato il limite. Siamo disposti a fare la nostra parte, medici, infermieri, tecnici, Oss, ma non possiamo essere mandati a combattere una guerra, perché di guerra si tratta, senza alcuna arma. Due giorni fa ci hanno consegnato dei dispositivi di protezione individuale assolutamente inadeguati. Avevamo chiesto almeno mascherine chirurgiche e ci hanno dato dei teli di cotone sprovvisti di qualsiasi certificazione. Anzi, sulla confezione è specificato proprio che tali dispositivi non sono idonei alle nostre esigenze. Vogliamo che si ponga rimedio al più presto», continua Sannito, «a questa che noi definiamo una barbarie nei confronti degli operatori della sanità. Perché i lavoratori vanno tutelati in primis, soprattutto quelli del pronto soccorso, del 118 e delle Malattie infettive. Se la direzione generale non porrà rimedio, saremo costretti come categoria a intraprendere tutte le lotte necessarie per tutelare sia i lavoratori e le loro famiglie, ma soprattutto l’utenza. Noi non siamo eroi e non vogliamo essere definiti tali», conclude Sannito, «siamo dei professionisti e facciamo semplicemente il nostro lavoro, ma vogliamo almeno essere messi in condizione di lavorare dignitosamente e in sicurezza».
Riguardo alle carenze del settore sanitario nella Marsica, il direttore generale della Asl, Roberto Testa, sollecitato nei giorni scorsi da più parti, tra cui sindaci e Comitati sulla situazione della rianimazione di Avezzano e sui punti di primo interventi chiusi a Tagliacozzo e Pescina, afferma che «l’impegno dell’azienda per la Marsica è massimo».
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