L’iter partito ben 18 anni fa tra ricorsi e proteste di piazza
Era l’agostodel 2004 quando prese il via l’iter autorizzativo della Snam per la realizzazione del metanodotto Sulmona-Foligno di 168 chilometri e della centrale di compressione di Case Pente. Dopo...
Era l’agostodel 2004 quando prese il via l’iter autorizzativo della Snam per la realizzazione del metanodotto Sulmona-Foligno di 168 chilometri e della centrale di compressione di Case Pente. Dopo aver incassato il primo ok da parte delle istituzioni nel giro di due anni è stata avviata la fase istruttoria, con relative modifiche al tracciato. Il primo via libera è arrivato il 7 ottobre 2010 dalla Commissione nazionale di valutazione di impatto ambientale e solo pochi mesi dopo, nel marzo 2011 i ministeri dell’Ambiente e dei Beni culturali hanno dato il disco verde a centrale e metanodotto della Snam perché ritenute opere strategiche per il Paese. Nel frattempo è partita la battaglia degli ambientalisti che si sono opposti a questo progetto ritenuto inutile e inadeguato. A ottobre del 2011 la commissione ambiente della Camera dei deputati ha approvato la risoluzione con cui si impegnava il Governo a disporre la modifica del tracciato del mega gasdotto Brindisi-Minerbio di 687 chilometri e ad escludere la fascia appenninica. Il via libera del Governo alla costruzione della centrale arriva poi nel dicembre 2017 e quattro mesi dopo c’è la prima manifestazione in centro storico a Sulmona degli oppositori con ben 6mila partecipanti. Arrivano le prime battaglie legali, alcune delle quali ancora in corso, e i primi no del Tar Lazio nel giugno 2019. Continuano intanto negli anni i lavori delle commissioni e vengono ribaditi i no delle amministrazioni locali e dei comitati. (e.b.)

