L’omaggio all’Aquila libera e a Iovannitti

L’Associazione partigiani: «Quel 13 giugno 1944 segnò l’inizio della storia democratica della città»
L’AQUILA. Il comitato provinciale dell’Aquila dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia ha ricordato ieri mattina, in piazza a Paganica, il 77esimo anniversario della Liberazione dell’Aquila dai nazifascisti il 13 giugno del 1944. Decine di persone hanno preso parte all’iniziativa e tra loro l’onorevole Stefania Pezzopane e l’assessore comunale Daniele Ferella, originario di Paganica. Nel corso della mattinata è stato ricordato in particolare Alvaro Iovannitti, parlamentare e presidente Anpi, deceduto nel 2012. Erano presenti la moglie Diva Paiola, i figli Dino e Mimmo, le nuore e i nipoti.
«La Liberazione dell’Aquila, il 13 giugno 1944, segnò l’inizio della nuova storia democratica della città», hanno ricordato Fulvio Angelini e William Giordano dell’Anpi provinciale e comunale, «la Liberazione fu la fine di dieci mesi di occupazione, di sofferenza, di atrocità fra cui le stragi di Onna e Filetto compiute pochi giorni prima. In quelle ore di gioia e concitazione, venivano rinvenuti alle Casermette i resti dei Nove Martiri, generando nella popolazione un atroce sentimento di rabbia e desolazione. Negli anni successivi quella rabbia divenne poi l’orgogliosa consapevolezza che la ribellione dei giovani aquilani – quel 23 settembre del 1943 a Collebrincioni – fu uno dei primissimi scontri armati tra civili italiani e invasori tedeschi: praticamente l’inizio della Resistenza italiana. Va ricordato con fierezza che quel 13 giugno del 1944, le prime ad entrare all’Aquila furono le truppe militari italiane, e la liberazione fu il frutto dell’ostilità degli aquilani contro le truppe d’occupazione tedesche e della lotta al nazifascismo di tanti protagonisti della resistenza, di giovani gappisti coraggiosi, dell’azione militare dei partigiani della Banda Di Vincenzo, della Duchessa, di D’Ascenzo. L’Aquila, durante l’occupazione nazifascista, aveva sofferto la fame, i rastrellamenti, l’incubo dei bombardamenti, la paura e il mercato nero, le ronde, l’oscuramento e la feroce tortura per i dissidenti, perché a Collemaggio i tedeschi avevano istituito un carcere di tortura noto come la via Tasso aquilana».
E poi il ricordo di Alvaro Iovannitti. «Fu lui», hanno detto Giordano e Angelini, «che in occasione del 50esimo anniversario, volle organizzare una solenne celebrazione istituzionale a cui partecipò il presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Fu lui che dopo il terribile terremoto del 2009, volle rilanciare l’Associazione nazionale partigiani d’Italia – diventandone presidente – per dare alla ricostruzione dell’Aquila anche il senso di una rinascita civile. Con riconoscenza e ammirazione, oggi e sempre lo indichiamo a tutti gli aquilani e alle nostre giovani generazioni come esempio da seguire».
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