L’omaggio dei papi a Celestino V

Paolo VI confermò l’autenticità della Bolla, nel 2022 si attende il sigillo di Francesco sul Giubileo
L’AQUILA. La “moderna Perdonanza”, nata all’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso, è indissolubilmente legata alle figure dei pontefici post-Concilio Vaticano II.
PAOLO VI. Paolo VI, il primo Papa “viaggiatore”, non è mai stato all’Aquila, ma ebbe il grande merito nel 1967 di confermare l’autenticità della Bolla del Perdono. Lo fece all’atto della revisione generale delle indulgenze plenarie e annoverò quella di Celestino V al primo posto dell’elenco ufficiale. Se non ci fosse stato quel passaggio tutto ciò che è venuto dopo sarebbe stato impossibile.
GIOVANNI PAOLO II. Giovanni Paolo II visitò L’Aquila il 30 agosto del 1980. È vero che nella omelia non parlò di Celestino V (anche perché la sua visita era legata al VI centenario della nascita di San Bernardino) ma prima della messa sul piazzale di Collemaggio s’inginocchiò davanti al mausoleo di Celestino V e pregò. E nell’omelia, riferendosi alla basilica voluta da Celestino, disse: «È una gioia per me trovarmi con voi in questo scenario stupendo, dove la basilica di Collemaggio sembra essere stata costruita dalla mano dell’uomo per esprimere, in una magnifica sintesi di arte e di preghiera, ciò che la contemplazione delle vostre montagne suscita nel cuore: il senso dell’infinito, il verticalismo della vita, lo splendore di Dio, riflesso nel creato». Ma il legame non è solo questo. Ci fu, in quel 30 agosto, una “coincidenza” raccontata più volte da Floro Panti, protagonista sin dal 1980 del “Fuoco del Morrone”, evento che ancora oggi resta centrale nella Perdonanza ed è stato elemento decisivo per convincere l’Unesco a riconoscere nel dicembre del 2019 la Perdonanza quale patrimonio immateriale dell’Umanità.
AGOSTO 1980. «È all’agosto del 1980 che si deve far risalire la data dell’effettiva rinascita della Perdonanza», ha scritto di recente Panti. «Fino a quella data la celebrazione era limitata alla sola benedizione delle macchine. L’artefice di questa rinascita fu l’allora rettore della Basilica di Collemaggio, il francescano padre Quirino Salomone il quale – con l’appoggio mio, del compianto Umberto Cavalli, degli amici del Presepe vivente di Pianola, dei ciclisti della Pio Quaianni coordinati da Renato Palumbo, di Tarquinio Tarquini con gli atleti dei Liberi podisti aquilani e di altri – ideò il Fuoco del Morrone. Questa fiaccola partì la mattina di giovedì 28 agosto 1980 dall’eremo di Sant’Onofrio al Morrone a Sulmona, percorrendo le valli Peligna, Subequana e Aquilana. Quando la sera, alle 18, gli atleti dei Liberi podisti aquilani arrivarono al piazzale di Collemaggio, accolti dalla Fanfara della Brigata Acqui, fervevano i preparativi per la visita di Papa Giovanni Paolo II, del 30 agosto. Venne acceso il tripode sulla torre della basilica cui seguirono l’apertura della Porta Santa da parte del vescovo dell’epoca monsignor Carlo Martini, la messa e la veglia di preghiera». Insomma la “moderna Perdonanza” originò a cavallo della visita di Giovanni Paolo II all’Aquila (che ebbe come tappe il cantiere Cogefar sul Gran Sasso, il santuario di Roio, lo stadio Fattori, le basiliche di San Bernardino e Collemaggio). «Il 28 agosto del 1981», continua Panti, «dopo l’arrivo del Fuoco del Morrone a Collemaggio, venne aperta la Porta Santa dal cardinale aquilano Corrado Bafile. Oltre alla messa solenne e alla veglia di preghiera, nella giornata successiva si svolsero per la prima volta delle manifestazioni musicali nella Sala Celestiniana». Quella del 1981, quindi, già assomigliò parecchio alle Perdonanze dal 1983 in poi.
IL RUOLO DEL COMUNE. Ma per far decollare l’evento ci voleva l’intervento del Comune dell’Aquila. Cosa che avvenne nel 1983, ma con un prologo nel 1982 che uno dei protagonisti di quella “rinascita”, Errico Centofanti, ha raccontato in un’intervista al Centro. «L’idea», ricorda Centofanti, «aveva preso corpo nell’autunno del 1982 nel corso d’un consiglio d’amministrazione del Teatro Stabile. Lo storico Alessandro Clementi disse che sarebbe stata una buona cosa riportare agli antichi splendori il Giubileo di Papa Celestino V, in quanto depositario non solo di grandi valori spirituali, ma anche di elementi identitari e promozionali preziosi per l’avvenire della città. Il sindaco Tullio de Rubeis, anche lui presente, intuì subito la potenzialità dell’idea e nel giro di pochi giorni consultò la giunta comunale, l’arcivescovo Carlo Martini e molti altri, dando poi il via all’iter amministrativo. A me fu assegnato il compito di ridisegnare sotto ogni punto di vista l’evento. In primo luogo dovevo studiare. Trascorsi mesi nell’Archivio di Stato e in quello dell’Arcivescovado per imparare quanto e come s’era fatto nei secoli precedenti. Chiesi consiglio a tanti depositari di conoscenze, tra i quali furono fondamentali Clementi, il Soprintendente ai monumenti Renzo Mancini nonché il sapiente e magnanimo arcivescovo Martini. Nel giugno del 1983 presentai al sindaco de Rubeis il progetto per la rifondazione del ruolo civile che dal 1295 all’Ottocento aveva sempre affiancato il momento religioso della Perdonanza. Il progetto fu adottato dalla giunta comunale il successivo 6 luglio».
I PONTEFICI. Giovanni Paolo II – che, come detto, incrociò nel 1980, quasi per caso, la “scintilla” che avrebbe fatto nascere la moderna Perdonanza – durante il suo pontificato ebbe una particolare predilezione per L’Aquila e le sue montagne scelte per “gite private”. E non è un caso che a San Pietro della Jenca, vicino a Camarda, nel territorio del Comune dell’Aquila, grazie soprattutto a Pasquale Corriere (ex amministratore comunale in prima fila durante la visita di Giovanni Paolo II del 1980) sia nato il primo santuario dedicato al Papa polacco, oggi Santo. A Giovanni Paolo II, che già aveva profondi i segni della malattia, fu consegnato, in Vaticano, il 23 agosto 2001, il Premio Perdonanza. Il sindaco era Biagio Tempesta. In quell’occasione il Papa disse fra l’altro: «Avete dato vita a questo Premio (che negli anni seguenti purtroppo naufragò per vicende poco commendevoli, ndr) da assegnare a una personalità distintasi nel promuovere la pace, la riconciliazione e la solidarietà. A questi valori infatti si ispirò, settecento anni or sono, il Santo eremita del Morrone, Pietro Angelerio. Divenuto Papa in un periodo non facile della storia della Chiesa, egli volle indelebilmente legare all’amata abbazia di Collemaggio il dono di un’indulgenza plenaria, della quale potevano fruire tutti i cristiani rispettando la semplice regola di una triplice riconciliazione: con il Creatore, con le creature e con sé stessi. C’è nella Perdonanza un contenuto non solo religioso, ma culturale e sociale (è lo stesso concetto ribadito nel 2019 dall’Unesco, ndr). Agli uomini del nostro tempo, anelanti alla giustizia e alla solidarietà, all’amore e alla pace, essa ricorda che senza un saldo riferimento a Dio non è possibile recuperare questi alti valori morali universalmente validi. Faccio voti, pertanto, che la vostra iniziativa contribuisca a mantener viva la memoria di san Celestino, ponendone in luce l’insegnamento spirituale coi suoi concreti risvolti sociali».
BENEDETTO XVI. Il Papa, oggi emerito, rese omaggio a Celestino V (ponendo, sulla teca che ne conserva i resti mortali, il suo pallio) il 28 aprile del 2009 quando arrivò all’Aquila per “asciugare le lacrime” della tragedia del terremoto del 6 aprile. Poi, a fine febbraio del 2013, lo “imitò” lasciando il soglio di Pietro come Celestino V aveva fatto il 13 dicembre del 1294. Senza dimenticare che Celestino V fu al centro anche della visita che Benedetto XVI fece nel luglio del 2010 a Sulmona. In quell’occasione il pontefice disse: «San Pietro Celestino è stato prima di tutto un uomo di ascolto, di silenzio interiore, un uomo di preghiera, un uomo di Dio».
FRANCESCO. Se la visita di Francesco all’Aquila in occasione della Perdonanza 2022 si dovesse concretizzare (e per ora non ci sono motivi per pensare il contrario) sarà non l’eccezione, ma la conferma dell’attenzione che i Papi post-Concilio hanno avuto per Celestino V. Paolo VI “riconobbe” come autentica la Bolla del Perdono che istituiva di fatto la Perdonanza. Francesco, aprendo la Porta Santa, chiuderà, per così dire, il cerchio, mettendo il “sigillo” del Papa regnante sul Giubileo aquilano, il primo Giubileo della storia.
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