L’ombra della camorra: scatta il sequestro

26 Maggio 2022

L’immobile di Pescocostanzo appartiene a un imprenditore legato ai Casalesi. Sigilli a beni per un totale di 6,5 milioni

PESCOCOSTANZO. C’è anche un immobile a Pescocostanzo tra i beni sequestrati ieri dai finanzieri del Gruppo investigazione criminalità organizzata e i carabinieri del Raggruppamento operativo speciale di Napoli, tra le province di Caserta, Napoli e L’Aquila. Si tratta di un decreto di sequestro di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie, per un valore di circa 6.500.000 di euro, scattato a carico di un imprenditore edile legato al clan dei Casalesi. Il provvedimento del tribunale di Santa Maria Capua Vetere – su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli – è stato emesso nei confronti di Giuseppe Fontana e riguarda 33 immobili, di cui 26 ubicati in provincia di Caserta, 6 nella provincia di Napoli e 1 per l’appunto a Pescocostanzo. Ci sono poi 4 terreni in provincia di Napoli, 3 società con sede in provincia di Caserta operanti nel settore edile e immobiliare, 5 autoveicoli e rapporti finanziari.
Un personaggio, Fontana, così come spiegano in una nota i carabinieri del Ros, «legato da vincoli di parentela con il defunto Francesco Zagaria, cognato del boss Michele Zagaria, avendone sposato la sorella Elvira».
Fontana – conosciuto nell’ambiente malavitoso anche come Pino o Pinuccio, imprenditore nel campo dell’edilizia, originario di Casapesenna (CE), ma domiciliato a Caserta – è detenuto ed è stato condannato in via definitiva per associazione mafiosa per i suoi legami al clan dei Casalesi-fazione Zagaria, così come emerso dall’indagine, denominata Sistema Medea, condotta dal Ros. Indagine diretta dalla Procura di Napoli e chiusa il 14 luglio di sette anni fa con l’esecuzione, tra le altre, di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Fontana per i reati di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, intestazione fittizia di beni, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, turbata libertà degli incanti, finanziamento illecito a partiti politici ed altri delitti aggravati dalle finalità mafiose.
Le indagini economico-patrimoniali condotte dai finanzieri del Gico hanno consentito di individuare un cospicuo patrimonio, tra cui l’immobile a Pescocostanzo, in capo a Fontana e ai componenti del proprio nucleo familiare. Patrimonio, non giustificato rispetto ai redditi e alle attività economiche dichiarate.
Tre mesi fa in un’altra operazione della Dia era stato disposto un sequestro di beni per 30 milioni di euro nei confronti di due fratelli imprenditori del casertano, ritenuti contigui al clan camorristico “Belforte”. Anche in quel caso i sequestri dei beni avevano riguardato pure la provincia dell’Aquila.
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