L’onda della solidarietà in un libro
È il primo racconto sui tanti volontari arrivati in città dopo il sisma
L’AQUILA. «Ognuno di noi, intimamente colpito, porti nel cuore la riconoscenza ai tanti italiani, ai tanti cittadini del mondo che ci sono stati vicini. Ognuno di noi sa da chi ha ricevuto aiuto in quei terribili giorni del sisma ma pochi conoscono l’enorme presenza di donne, uomini e mezzi presenti su tutto il territorio». Questa frase spiega bene il senso e il contenuto del libro “Il fuoco sotto la cenere, l’onda della solidarietà”, titolo che trae spunto dalle parole pronunciate da Papa Benedetto XVI quando visitò L’Aquila dopo il sisma del 2009. Il volume, edito da One group, è stato voluto dal Comitato organizzatore del IV raduno “Ricordando il battaglione Alpini L’Aquila” che si è svolto nel settembre scorso, nell’anno del decennale. Sarà presentato giovedì alle 17.30 nell’auditorium della Bper in via Pescara. Nel libro ci sono ricordi (in particolare quello di Sergio Basti all’epoca direttore centrale per l’emergenza) ma soprattutto nomi, numeri, schede e foto, molte delle quali inedite e uscite dagli archivi delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco. È forse la prima pubblicazione che racconta nei dettagli la grande macchina della solidarietà che si mise in moto la mattina del 6 aprile del 2009. La presentazione è di Gian Paolo de Rubeis, presidente del comitato organizzatore del raduno, il quale sottolinea che il libro è rivolto soprattutto alle giovani generazioni che devono conoscere ciò che gli aquilani hanno ricevuto – in termini di solidarietà – in quei tragici momenti «e non dimenticarlo mai». La pubblicazione è stata curata da Fernando Vaccarelli, segretario del Comitato e capogruppo del gruppo alpini “Vaccarelli” dell’Aquila. Il ricavato della vendita del volume sarà devoluto in beneficenza, andrà infatti a una ragazza di Ortolano affetta da una grave malattia e bisognosa di cure e assistenza. «Abbiamo spesso riscontrato» scrive Vaccarelli nell’introduzione, «che molte persone nel periodo più tragico quasi non si sono rese conto di quanta solidarietà ci è arrivata. Gli stessi alpini dei nostri gruppi ignoravano in quali campi fossero impegnati i volontari della Protezione civile Ana. E così è nata l’iniziativa d’individuare quali strutture operative avevano svolto funzioni importanti. È stata condotta una ricerca che ha portato a individuare 174 campi di accoglienza e una miriade di volontari che si sono avvicendati settimanalmente. Nel libro abbiamo tracciato il flusso delle associazioni di volontariato di Protezione civile arrivate sul territorio. In quei mesi è stata stimata la presenza all’Aquila di circa 70.000 volontari provenienti da ogni parte d’Italia, per un totale di più di 730.000 giornate di presenze individuali. Questa ricerca ha lo scopo di far riflettere su questo enorme patrimonio che l’Italia possiede».(g.p.)
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