L’Ue richiede le tasse alle aziende senza danni
La Commissione europea impone il recupero degli sgravi fiscali concessi Il tributarista Fabiani: «Imprese tutte colpite perché costrette a un lungo stop»
L’AQUILA. La doccia fredda di Ferragosto è arrivata, ma non ha molto a che fare con le perturbazioni atmosferiche. La Commissione europea, non tenendo conto di una legge dello Stato che ha fissato la restituzione degli sgravi fiscali al 40% in dieci anni, punta il dito sulle imprese che non hanno subìto danni dal terremoto del 6 aprile 2009 e che per questo dovranno risarcire allo Stato le riduzione di imposte e dei contributi previdenziali obbligatori ottenuti senza averne diritto. Una decisione che arriva a margine di un’indagine avviata dall’Ue per valutare se le misure fossero in linea con le norme europee in materia di aiuti di Stato.
LE MISURE. Nel 2011, la Commissione è venuta a conoscenza di diverse misure introdotte dall’Italia, tra il 2002 e il 2011, ai fini della riduzione di imposte e contributi previdenziali a carico di imprese situate in zone colpite da calamità naturali. Le misure riguardavano, in particolare, sei disastri che si sono verificati in Italia tra il 1990 e il 2009: oltre alla tragedia abruzzese anche i terremoti e l’eruzione vulcanica in Sicilia (1990-2002), il sisma in Umbria e Marche (1997), in Puglia e in Molise (2002) e le inondazioni nel nord (1994). Secondo l’Ue, queste misure «non obbligavano le imprese a dimostrare di avere subìto un danno e non imponevano di provare l’importo dei danni subiti, il che significa che l’ammontare dell’aiuto non era commisurato al valore effettivo del danno». Di fatto ora l’Ue obbliga l’Italia a battere cassa. «Le autorità italiane», è la decisione dell'Unione europea, «sono tenute a recuperare gli aiuti di Stato incompatibili e anche l’importo della sovracompensazione ottenuta dalle imprese. Se tali misure non sono ben impostate e mirate possono conferire un vantaggio concorrenziale iniquo alle imprese, falsando la concorrenza nel mercato unico».
CONCORRENZA SLEALE. Il principio tirato in ballo dai commissari Ue è sempre quello della “concorrenza sleale”. Secondo la Commissione quando le misure statali a sostegno delle aree colpite «non sono ben impostate e mirate possono conferire un vantaggio concorrenziale iniquo alle imprese, falsando la concorrenza nel mercato unico». Un principio più volte contestato dentro il cratere. «Come si fa a dire che la discriminante è solo il fatto di aver avuto o meno danni materiali, quando molte aziende abruzzesi sono state costrette a fermarsi per mesi o per anni, anche senza aver subìto alcunché?», valuta il tributarista Luigi Fabiani. «Tutte le nostre battaglie partono da questo assunto: le imprese delle zone devastate dal sisma sono state tutte svantaggiate anche per il solo fatto di lavorare all’interno di una rete commerciale debole in un’area già depressa economicamente e messa a dura prova dal terremoto. Come si può parlare di concorrenza sleale in caso di aiuti?».
POTENZIALI VITTIME. Le potenziali vittime della decisione di Bruxelles sono le 115 aziende aquilane non rientrate nel “de minimis”. Un regolamento, questo, che esclude gli importi relativi agli aiuti fino a 200mila euro. «Un problema enorme», riprende Fabiani, «legato anche al fatto che i burocrati nelle file del governo non hanno mai voluto prendersi la responsabilità di chiarire all’Europa che il danno alle aziende c’è stato a prescindere e va ben oltre quanto dichiarato in risposta all’Opcm 3789 per il risarcimento materiale alle imprese». E in autunno un’altra scure, targata Equitalia e Agenzia delle entrate potrebbe abbattersi sulle Partite Iva aquilane (oltre 7mila), chiamate a restituire gli sgravi.
Fabio Iuliano
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