L’ultimo saluto a Perilli avvocato mite e garbato

Stroncato da malore a 50 anni. Sulla bara portata a spalla la maglia neroverde Il legale aveva giocato nell’Aquila rugby. I funerali in una Collemaggio stracolma
L’AQUILA. La maglia neroverde sul feretro portato a spalla dagli amici e colleghi di sempre. Una Collemaggio stracolma e incredula, che a stento conteneva le lacrime e gli abbracci, nonostante la pandemia. L’Aquila ha salutato così, per l’ultima volta, ieri mattina, Antonello Perilli: l’avvocato, lo sportivo, ma soprattutto l’uomo mite dai modi gentili. Lillino, come amavano chiamarlo gli amici, a 50 anni sabato scorso è stato stroncato da un infarto nella propria abitazione, dove era appena rientrato a seguito dei lavori post-sisma, nella zona di Villa Gioia. Iscritto all’albo degli Avvocati dal 1998, si occupava prevalentemente di cause civili ed era molto conosciuto non soltanto nel mondo forense, ma anche in quello sportivo. Aveva fatto parte dell’Aquila rugby, era tra i componenti del Tribunale federale territoriale e della Corte sportiva di appello territoriale della Federazione italiana giuoco calcio, aveva prestato servizio per oltre 15 anni nella commissione disciplinare del Comitato Abruzzo Lnd (Lega nazionale dilettanti). Sull’altare, per l’ultimo saluto, un amico di famiglia: padre Carmine Ranieri, per molti anni ministro provinciale dei Cappuccini d’Abruzzo, oggi a Viterbo, che ha concelebrato le esequie col rettore della basilica, don Nunzio Spinelli. «Ci eravamo sentiti l’ultima volta il 17 gennaio, per il suo onomastico», ha raccontato padre Carmine. «Antonello, in quell’occasione, mi aveva chiesto di passare a trovarlo, per trascorrere insieme una giornata tra amici. Oggi, Antonello, sono qui». Anche Maurizio Capri, presidente dell’Ordine degli Avvocati, ha voluto ricordarlo, ma non prima di essersi tolto la toga per appoggiarla sul feretro: «Questo è un momento molto triste in un contesto generale ancora più triste: negli ultimi anni, a causa anche della pandemia, abbiamo perso tantissimi colleghi giovani. Antonello come professionista era molto stimato, da tutti, anche dal personale amministrativo, cosa non sempre semplice. Come persona, come uomo ci sono due aggettivi che lo dipingono più degli altri: era mite e garbato». Poi Capri ha voluto rivolgersi alla sorella Rosanna, magistrato amministrativo, e alla mamma Maria Pia: «Antonello ha lasciato un segno importante, come dimostra la chiesa strapiena. Se n’è andato in punta di piedi, così come ha vissuto tutta la vita. Noi non lo dimenticheremo».

