L’ultimo saluto al capitano in una cattedrale stracolma

Sulla bara coperta di fiori la maglia biancoverde e uno striscione della curva Nord L’omaggio di Avezzano all’idolo dei tifosi, tanti ex calciatori presenti alle esequie
AVEZZANO. Ad accompagnare il feretro di Sandro Cimarra per il suo ultimo viaggio terreno, sulla bara coperta di fiori c’erano anche la maglia biancoverde dell’Avezzano calcio e uno striscione della curva Nord. Due simboli per testimoniare l’affetto che la gente della Marsica nutriva per il capitano. L’ingresso in chiesa sulle spalle di Venanzio Gigli, Oreste Tomassini, Guerrino Innocenzi, Giancarlo Angeloni, Maurizio Patanè, Ersilio Cerone e Roberto Di Nicola, anche loro simboli di epoche diverse, ma accomunati dalla passione il calcio.
E poi tantissime altre persone all’interno della cattedrale di Avezzano stracolma di gente, arrivata per tempo ad accogliere un vecchio compagno di squadra, o più semplicemente un vicino di casa o un ex collega di lavoro. E mescolati gli uni agli altri, gli ex calciatori erano veramente tantissimi. Da Sergio Berardi a Liberato Angeloni, e ancora Franco Colucci, Rosario Speranza, Sandro Pierleoni, Salvatore Rivo, Nazzareno Di Matteo, Tonino Bonaldi, Abramo Frigioni, Angelo Gallese, il consigliere regionale della Figc Giovanni Sorgi e tanti altri semplici tifosi, che di Cimarra hanno ammirato le gesta sul campo e nella vita. Particolarmente commosso Manlio Orlandi, il portiere che con Sandro Cimarra condivise i suoi ultimi anni di carriera in biancoverde. E in un attimo i ricordi si sono mescolati ad altri ricordi, come quello di Roberto Capaldi che ha rammentato quella maledetta caduta dalla bicicletta che forse cambiò la vita a Sandro: «Lo portai io ad acquistare la bici, mai pensando che una malaugurata caduta avrebbe finito per provocargli così tanti problemi, ma forse era scritto nel destino che dovesse finire così». Liberato Angeloni ricorda «di quando, soprattutto in inverno, si tornava dalle trasferte in Sardegna e dopo essere arrivati a Civitavecchia in traghetto (perché all’epoca era necessario risparmiare), bisognava prendere il treno, cambiare a Roma e arrivare la mattina alle cinque ad Avezzano. E con i borsoni carichi e la stanchezza nelle gambe, dovevamo farci a piedi il tratto fino a via San Nicola dove abitavamo». All’uscita dalla chiesa, l’ultimo lungo applauso, come quello che spesso Sandro raccoglieva dai suoi tifosi dagli spalti dello stadio dei Marsi. Adesso, quella che fu l’icona del calcio popolare di una volta, riposa nel cimitero di Avezzano, ma di lui probabilmente si tornerà a parlare ancora, perché c’è una proposta del Comitato di piazza Cavour che vorrebbe intitolargli proprio lo stadio dei Marsi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

