L’Ur L’Aquila deve decidere il futuro Tutto gira sul Fattori

Rugby Serie A, imprenditori avrebbero fiutato l’affare dello stadio-centro commerciale e potrebbero entrare
L’AQUILA. Il progetto dell’Unione Rugby L’Aquila, nato appena un anno fa, potrebbe concludersi nel peggiore dei modi: nell’indifferenza generale, a cominciare dalle istituzioni. In questo momento nessuno dei dirigenti se la sente di parlare. Dal punto di vista dei conti, il cda sta chiudendo la stagione, che si è appena conclusa con la conquista della permanenza in serie A. Un traguardo per niente scontato a inizio stagione, per il club presieduto da Pierfrancesco Anibaldi, quando l’Ur L’Aquila è partita da zero, con l’unione di quattro società cittadine, in primis la Gran Sasso, che ha portato in dote il titolo della serie A, e poi la Polisportiva L’Aquila, che ha messo a disposizione un enorme parco giocatori, dall’Under 16 in su; L’Aquila Neroverde e le Vecchie Fiamme. La società è nata dall’esigenza di mantenere viva e alta la cultura del rugby in città, dopo il fallimento dell’Aquila Rc.
Fatto un piccolo, ma doveroso, Bignami storico, davanti c’è il già e il non ancora. Significa che l’Ur L’Aquila, nell’anno sportivo appena concluso, ha potuto contare solo sulle forze proprie e di una parte della città che ha ancora nel sangue la passione e la cultura della palla ovale. Le istituzioni (Comune in primis, sia l’attuale amministrazione guidata da Biondi, sia quella precedente, da Cialente) e il mondo imprenditoriale sono rimasti totalmente estranei alle vicende. Al punto che ora è arrivata anche la beffa della chiusura dell’impianto sportivo dello stadio Fattori per inagibilità.
L’Ur L’Aquila ha concluso un campionato all’insegna dell’austerity, ma anche della valorizzazione di tanti giovani. Un torneo di serie A costato intorno ai 300mila euro. Ma ora la società è a un bivio: continuare su questa falsariga e provare a sopravvivere, oppure permettere l’ingresso di imprenditori, ai quali fa gola il complesso del Fattori, che dovrà essere ristrutturato e che potrà contenere anche e soprattutto il commerciale? Per far sopravvivere il rugby all’Aquila – disciplina per la quale il capoluogo è conosciuto in mezzo mondo – qualcuno (leggasi Vincenzo De Masi e Francesco “Cecco Peppe” Aloisio) è disposto a farsi da parte. Anche se la sopravvivenza del rugby quest’anno è stata soprattutto opera della loro “pazzia”. È giusto? Qualcuno dovrà valutare e prendere decisioni. E domani è previsto un cda.
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