L’urbanista De Lucia: «Il peggio per la città deve ancora arrivare»

7 Aprile 2018

L’AQUILA. «Il peggio per L’Aquila deve ancora arrivare». È molto severo il giudizio che l’architetto Vezio De Lucia (nella foto), uno dei più importanti urbanisti italiani (è stato, tra le altre cose,...

L’AQUILA. «Il peggio per L’Aquila deve ancora arrivare». È molto severo il giudizio che l’architetto Vezio De Lucia (nella foto), uno dei più importanti urbanisti italiani (è stato, tra le altre cose, anche direttore generale del settore Urbanistica del ministero dei Lavori pubblici), dà della ricostruzione aquilana a nove anni dal sisma del 6 aprile.
«Eventi catastrofici come i terremoti», afferma De Lucia, ospite ieri del seminario “La pianificazione, questa sconosciuta”, organizzato dall’associazione Comitatus Aquilanus e svoltosi al Csv (Centro servizi volontariato), «devono trasformarsi in occasioni per mettere ordine e migliorare l’assetto di una città. Invece qui è stato fatto esattamente il contrario, si sono peggiorati tutti i difetti tradizionali che L’Aquila aveva, a cominciare dall’enorme estensione del territorio comunale. A causa delle famigerate new town di Berlusconi e Bertolaso e di altri provvedimenti, come quello che autorizzò chiunque avesse un pezzo di terreno a costruirci sopra una casetta, ora si contano un centinaio di insediamenti sparsi sul territorio. Una città come questa è difficilissima da gestire perché sarà sempre più costoso garantire i servizi essenziali, dal trasporto pubblico alla sanità, dalle scuole alla raccolta dell’immondizia. A ciò», continua De Lucia, «bisogna aggiungere che il terremoto non è stato un fattore di sviluppo economico, tanto è vero che L’Aquila sta perdendo abitanti. Questo vuol dire che in futuro, quando la ricostruzione sarà terminata, ci saranno meno risorse provenienti dal sistema fiscale e tributario locale. A lungo andare la città diventerà ingovernabile. Bisognava avere il coraggio di mettere in discussione l’assetto urbanistico precedente, l’eccesso di frazioni. Probabilmente si sarebbe dovuto abbandonare alcuni nuclei e portare più abitanti nel centro storico, che doveva essere il punto d’attacco della ricostruzione. Invece s’è fatto l’opposto. Recuperare L’Aquila, correggere questo stato di cose, sarà molto complicato. Ci vorrà coraggio. Non sono molto ottimista».(ro.ci.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .