La Asl non trova dottori per l’ospedale sangrino

2 Gennaio 2018

Turni massacranti nel reparto di Medicina con due soli professionisti in servizio Il manager della Asl: nessuno tra quelli in graduatoria ha accettato l’incarico

CASTEL DI SANGRO. Troppi i disagi legati agli orari di lavoro nel reparto di Medicina dell’ospedale di Castel di Sangro. Così la situazione in corsia diventa sempre più insostenibile a causa dei turni massacranti che gli unici due sanitari sono costretti a sopportare per garantire l’assistenza ai degenti. Al personale attuale era stato garantito un adeguato rinforzo con l’ingresso di un nuovo medico in reparto, ma nonostante le rassicurazioni della Asl la situazione non è cambiata.
«Abbiamo scorso tutta la graduatoria ma nessuno dei medici interpellati ha accettato l’incarico», spiega il manager della Asl Rinaldo Tordera, «non abbiamo alcuna responsabilità sul mancato arrivo di personale medico. Naturalmente stiamo lavorando per trovare una soluzione e provvederemo ad avviare una nuova procedura con l’obiettivo di trovare il personale da poter assegnare al reparto».
I medici rimasti in servizio in corsia sono Valentino Di Tommaso e Michele Saltarelli. A loro era stato garantito l’arrivo di un altro medico, ovvero di Maurizio Cincis, attualmente in servizio all’ospedale di Giulianova, che ha già lavorato alcuni anni nella struttura sangrina. Ma pare che la stessa Asl teramana non abbia rilasciato il nulla osta a Cincis, impedendone così il trasferimento.
L’ospedale di Castel di Sangro – in particolare in estate e in inverno quando maggiore è la presenza di turisti – serve un bacino di utenza molto ampio.
Da tre mesi, però, quella graduatoria che consentirebbe a un medico l’impiego nella struttura altosangrina, è ferma. In mancanza del nulla osta per assunzioni a tempo indeterminato, nei mesi scorsi la Asl era stata costretta a ricorrere al conferimento di incarichi a tempo determinato.
Ma sulla gestione dell’ospedale di Castel di Sangro il direttore generale della Asl comunque ribadisce che, nonostante tutti gli aspetti operativi, è necessario avere una visione provinciale dell’azienda sanitaria. Il tutto in una logica in cui ogni servizio, a prescindere dalla località in cui si trova nel territorio, lavori in modo sinergico con gli altri dislocati nello stesso comprensorio, supplendo o integrando, in caso di necessità, alle momentanee difficoltà.
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