«La batosta non è colpa solo di Albano»

24 Ottobre 2017

Dottor Massimo Cialente, che succede nel Pd aquilano?«Finalmente mi sembra che si stia aprendo una riflessione sul perché della sconfitta e si sta decidendo di guardare avanti. A come recuperare...

Dottor Massimo Cialente, che succede nel Pd aquilano?
«Finalmente mi sembra che si stia aprendo una riflessione sul perché della sconfitta e si sta decidendo di guardare avanti. A come recuperare quelli che non sono andati a votare. Abbiamo perso 4mila voti. Al ballottaggio ha votato il 50%. Sindaco e maggioranza sono espressione di poco più di un quarto dei cittadini. Dobbiamo parlare del progetto città. Io ho lasciato, nel piano strategico, il puzzle che ci piaceva. Al primo turno ci sono mancati pochi voti per la maggioranza assoluta. Da questo bisogna ripartire, migliorando il piano. L’opposizione si fa cercando le tessere giuste del puzzle. Se Biondi ne trova una bisognerà dirgli bravo. Sennò gli si dice: ma cos’hai fatto? Poi dobbiamo metterci d’accordo. Qual è la linea Pd sulla sede unica? Quella di Pietrucci o quella della maggioranza? Serve un piano territoriale, perché Biondi, sindaco di minoranza, non lo sa fare. Nel programma di mandato parla al condizionale e annuncia un marciapiedi a Montecristo....».
Avete perso perché...
«Non c’è stato l’impegno da parte di molti, ci sono stati errori del candidato nell’affrontare quei 14 giorni e molti hanno ritenuto che si dovesse vincere, ma non troppo. E il gioco è sfuggito di mano. Hanno pesato le trasversalità. La verità? Ci voleva Lolli. La città se lo aspettava, ma non si è voluto candidare».
La rottamazione è...
«È la negazione della meritocrazia. Un escamotage per provare a sostituire di colpo la classe dirigente. Io non sono rottamato. Non mi potevo ricandidare. Poi qualcuno ha pensato di non darmi un ruolo...».
Albano è ancora utile alla vostra causa?
«Non sarebbe giusto dare la colpa di tutto a lui. C’è stato un gruppo dirigente, ora in parte a Mdp, che ha deciso. Ma bisogna ripartire». (e.n.)
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