La Beata Antonia ritrova la via di casa
Paganica, ieri la processione solenne fino alla chiesa di San Bartolomeo riaperta per l’occasione
L'AQUILA. Nel raggio di poco meno di un paio di chilometri, dalla chiesa degli Angeli custodi (vicino al cimitero) fino al monastero di Santa Chiara, nel cuore della frazione dilaniata dal sisma, si susseguono almeno sei chiese. È il segno tangibile della religiosità che caratterizza i paganichesi. Ed è su questa traiettoria che ieri alle 18 si è svolta la processione che simbolicamente ha riportato “a casa”, nella sua terra e nella chiesa di San Bartolomeo, le spoglie del corpo incorrotto della Beata Antonia, la prima abbadessa del monastero delle Clarisse di Paganica custodite, prima del sisma, nella Chiesa del Carmine del complesso conventuale. Il gruppo di fedeli, guidato dalle due congregazioni locali, quella di Sant'Antonio e quella della Concezione, è partito dalla chiesa degli Angeli custodi puntualissimo, dopo una giornata di preghiere e animazioni affidate ai gruppi diocesani, ai movimenti, alle associazioni laicali e agli ordini secolari della Diocesi, che si sono succeduti di ora in ora. Destinazione: la splendida chiesa di San Bartolomeo, risalente al 1300, danneggiata dal sisma e riaperta ieri per celebrare l'evento esibendo i suoi tre piccoli gioielli: l'altare, l'ambone e il “trono” del presbiterio sono stati donati da un eremita umbro che li ha realizzati utilizzando i resti delle stalattiti di una grotta. Una chiesa talmente piccola da riempirsi subito di gente. Decine le persone fatte sistemare con delle panche all'esterno grazie all'aiuto dei volontari di protezione civile. Sfidando il cielo minaccioso, i fedeli hanno attraversato la stretta stradina che fiancheggia il cimitero, attraversando il centro della frazione fino a quella che popolarmente viene chiamata “via dei Frati”, perché un tempo conduceva al monastero in cui vivevano i frati, poi andati via lasciando il posto alla Piccola opera Caritas (che ospitava bambini provenienti da famiglie disagiate), a sua volta chiusa per lasciare posto alla lungodegenza ospedaliera negli anni '80 e più di recente diventato ricovero delle Clarisse. Il punto finale del tragitto è la San Bartolomeo, dove la Beata Antonia, protetta nell'urna sulla destra della navata, resterà almeno fino a quando non termineranno i restauri della chiesa della Madonna del Carmine. Sorridenti le sorelle Clarisse. Per loro è forse ora più vicino il momento di un ritorno alla normalità.
Marianna Gianforte
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