La camera 220 ospitò Mussolini

5 Agosto 2022

La zona fu teatro dell’operazione Quercia con la fuga del fondatore del fascismo 

L’AQUILA. La camera 220, al secondo piano dell’albergo, mantiene perfettamente conservati gli arredi originali e negli anni passati è stata meta di numerosi turisti e nostalgici. Con un sovrapprezzo sulla tariffa, era possibile dormire nello stesso letto dove passò le sue notti Benito Mussolini, durante la sua prigionia, tra il 28 agosto e il 12 settembre 1943.
Con la caduta del fascismo e il successivo arresto, il Duce venne portato sul Gran Sasso dopo le detenzioni all’isola di Ponza e alla Maddalena. Nei filmati dell’epoca, sbiaditi dal tempo, si riconosce l’imponente struttura realizzata negli anni Trenta, che fu teatro della celebre operazione Quercia, con la quale un commando di paracadutisti tedeschi si lanciò verso l’albergo, facendovi irruzione e cogliendo di sorpresa le sentinelle italiane che si arresero. Il blitz durò pochi minuti e il plotone tedesco con in testa il capitano delle SS Otto Skorzeny si fece consegnare Mussolini.
L’incontro tra i due, come raccontano le cronache del tempo, fu cordiale e amichevole e il capitano entrando nella stanza disse: «Duce, il Führer mi ha inviato per liberarvi». E Mussolini rispose: «Sapevo che il mio amico Adolf Hitler non mi avrebbe abbandonato». Durante l’operazione, persero la vita la guardia forestale Pasquale Vitocco, di 39 anni, di Assergi, e il carabiniere Giovanni Natale di 41 anni, di Caserta, in servizio in quegli anni alla stazione carabinieri di Sassa e distaccato momentaneamente ad Assergi.
A ricordo delle due vittime, dimenticate a lungo dalla storia, il 12 settembre del 2017 sono state apposte due targhe con l’intitolazione delle stazioni di monte e di valle della funivia del Gran Sasso.
L’hotel è situato al margine dell’altopiano di Campo Imperatore, a quota 2.200 metri sulle pendici del Monte Aquila, nel massiccio del Gran Sasso, all’interno del territorio comunale dell’Aquila.
Fu realizzato negli anni Trenta su progetto dell’ingegnere piemontese Vittorio Bonadè Bottino, vicino alla stazione di monte della funivia, su un terreno donato all’amministrazione comunale da Adolfo Dragonetti De Torres, marchese di Pizzoli e patrizio dell’Aquila, per offrire un’adeguata e moderna accoglienza ai turisti. Esempio di architettura razionalista, l’opera aveva dimensioni imponenti, con quattro piani e un sotterraneo, con avancorpo semicircolare, e al suo interno ospitava 45 camere e un ristorante panoramico. Dal 1940 l’albergo ha subìto solo lievi modifiche estetiche, mantenendo la linea originale. Gli interni sono rimasti pressoché invariati, ma è stato cambiato l’utilizzo delle stanze e dei locali. (r.s.)