La carica dei fischietti a difesa delle mamme

L’urlo «Voglio nascere a Sulmona», «Non chiudete il punto nascita» Momenti di nervosismo, ma comportamento corretto dei manifestanti
SULMONA. La carica dei 500 è arrivata all’Aquila per protestare contro la chiusura del punto nascita di Sulmona. Il consiglio comunale cittadino si è riunito, alle 15, nella villa comunale del capoluogo per esprimere il proprio dissenso mentre, all’emiciclo, era riunito il consiglio regionale. L’assise civica ha approvato, all’unanimità, un documento attraverso il quale è stato chiesto al presidente della giunta regionale Luciano D’Alfonso a revocare il decreto che prevede la chiusura del punto nascita ed emanarne un altro che ne preveda la sopravvivenza. A sostenere l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Peppino Ranalli, c’erano sindacati, Confesercenti, cittadini, il presidio civico, che da giorni occupa la sala consiliare, studenti, avvocati, amministratori locali, tra cui i sindaci di tutto il territorio, la vice presidente della Provincia, Antonella Di Nino e l’assessore comunale dell’Aquila, Lelio De Sanctis.
A caratterizzare la protesta è stata la coralità e l’unità di intenti di un territorio. Gli slogan “Voglio nascere a Sulmona”, “L’ospedale non si tocca” e “D’Alfonso deve ascoltarci” sono riecheggiati più volte. Fischietti, urla e tanta energia hanno animato la villa comunale dell’Aquila.
Una protesta animata ma anche allegra, colorata dai palloncini rosa e azzurri, come a rappresentare i nascituri nell’ospedale di sulmona. A parlare a nome dell’intero consiglio comunale è stato il consigliere di opposizione Gianfranco Di Piero ( Sulmona unita). «Questa giornata», ha detto, «ha sancito il ritorno dell’incontro diretto con le popolazioni. Il problema è grave. Si tratta del problema della sanità di un territorio, il decreto sulla chiusura del punto nascita è stato calato dall’alto e mette a repentaglio la salute delle donne costrette a partorire lontano».
Nel suo intervento Di Piero ha sottolineato la particolarità del territorio peligno e alto-sangrino e la forte crisi che attanaglia l’intero territorio. «L’errore», ha proseguito, «è fare parti uguali tra diversi. In Valle Peligna si sta mettendo in crisi un sistema, un territorio vessato su sanità, giustizia, istruzione. E si incide in questi settori. La storia dell’ospedale cittadino è la storia della città. Questi provvedimenti, invece, ci condanneranno a un futuro difficilissimo».
I 500 partecipanti hanno accompagnato gli interventi con applausi e cori di incoraggiamento. Il sindaco Ranalli ha incassato un sostegno forte e trasversale a dimostrazione che tale protesta non ha colore politico. All’inizio del suo intervento, il primo cittadino ha ricordato le 309 vittime del terremoto del 6 aprile 2009.
«Il territorio», è intervenuto il primo cittadino, «ha bisogno di investimenti perché è anche un territorio di cerniera e di frontiera. Bisogna mettere in atto il riequilibrio territoriale e non quella della logica dei numeri. Abbiamo da tempo scritto una lettera a D’Alfonso non ricevendo alcuna risposta».
«Alla politica regionale», ha sottolineato, «chiediamo di riequilibrare uno squilibrio. In cinque anni non è stato fatto un percorso per il punto nascita e questo decreto è uno schiaffo». Gli interventi dei consiglieri di maggioranza e opposizione, durante la dichiarazione di voto, si sono soffermati sulla necessità di garantire il diritto alla salute ai cittadini del centro Abruzzo. Il primo cittadino, al termine del consiglio comunale, ha raccomandato ai manifestanti di mantenere un atteggiamento corretto e democratico.
«Contestiamo le scelte imposte», ha rincarato Ranalli, «che non fanno parte della democrazia, si protesta sempre in maniera rispettosa e istituzionale».
I manifestanti si sono poi diretti ai cancelli dell’emiciclo, dove non sono mancati momenti di nervosismo perché in molti volevano entrare in aula e partecipare al consiglio regionale insieme alla delegazione di sindaci e cittadini.
Chiara Buccini
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