La cassa integrazione sale del tremila per cento

L’AQUILA. La cassa integrazione ordinaria, in provincia, da gennaio ad agosto 2020, è aumentata del 3.641% rispetto allo stesso periodo del 2019. È questo il dato che, plasticamente, misura gli...
L’AQUILA. La cassa integrazione ordinaria, in provincia, da gennaio ad agosto 2020, è aumentata del 3.641% rispetto allo stesso periodo del 2019. È questo il dato che, plasticamente, misura gli effetti della pandemia sul territorio e le ripercussioni sul mondo del lavoro e sul sistema delle imprese. A fornirlo è la Cgil, che calcola un calo della produzione che supera il 30%. L’interrogativo, adesso, è capire cosa accadrà nei prossimi mesi e gli strumenti che possono essere adottati per accelerare le attività di rilancio del tessuto produttivo locale. CROLLO DEL SISTEMA. Di questo si parla. Di un vero “crollo” dell’apparato produttivo locale, che ha subìto una pesante battuta d’arresto. «L’aumento esponenziale delle ore di cassa integrazione ordinaria», afferma Francesco Marrelli, segretario provinciale della Cgil, «che supera di gran lunga il 3.000 per cento, fornisce la misura di quanto la pandemia abbia inciso su tutti i settori produttivi e delle diverse attività, come anche sull’occupazione». La disoccupazione agricola è cresciuta del 44,9% rispetto al 2009. Il ricorso alla disoccupazione per i contratti di collaborazione coordinata e continuativa, addirittura, del 64%, sempre nel confronto con l’anno precedente. La Naspi (disoccupazione) ha avuto, invece, una leggera flessione del 3,5% «dovuta al blocco dei licenziamenti. Nonostante il provvedimento del governo», fa notare Marrelli, «le domande di disoccupazione sono state ben 7.594». Altro dato significativo: a settembre scorso, in provincia, i lavoratori “sospesi” ovvero in cassa integrazione ordinaria, covid o con fondo di integrazione salariale, erano 54mila.
SETTORI IN SOFFERENZA. La media degli addetti per ogni azienda, sul territorio provinciale, sempre dai dati Cgil, è di 5,58 contro quella regionale di 7,03. «A dimostrazione», evidenzia Marrelli, «che sul territorio la maggioranza delle imprese ha una dimensione medio-piccola». Tra i settori più colpiti dalla crisi economica legata al coronavirus il commercio, l’artigianato, il turismo e i servizi, con ricadute dirette sulle attività industriali dell’indotto. «Quelli che hanno retto di più», fa notare Marrelli, «sono, invece, il chimico-farmaceutico e le aziende del settore agro-alimentare».
LE PRIORITÀ. «È necessario prorogare il blocco dei licenziamenti almeno fino a fine marzo», spiega il segretario della Cgil, «fino a quando la fase di emergenza non sarà terminata e accelerare il rilancio e la ripresa economica attuando il Piano di ripresa e resilienza, con la programmazione dei fondi comunitari, l’utilizzo dei fondi residui del 4% per la ricostruzione e con un ruolo più attivo degli enti e delle associazioni che operano sul territorio. Va ricostruita una rete di coesione per la definizione di un intervento straordinario per il lavoro che guardi a tutti i settori, compreso il pubblico». (m.p.)

