La Cassazione: Paolucci deve restare in carcere

18 Giugno 2021

Rigettato perché ritenuto inammissibile Il ricorso dell’avvocato difensore Il legale puntava sugli arresti domiciliari in attesa del processo fissato al 14 luglio

L’AQUILA. «L’imputato deve restare in carcere». Nessuno sconto dalla Corte di Cassazione sulla misura cautelare nei confronti di Gianmarco Paolucci, il macellaio di 25 anni che si trova in carcere dal 2 febbraio scorso perché ritenuto responsabile dell’omicidio di Paolo D’Amico – il 55enne operaio dell’Aquilana società multiservizi trovato morto il 24 novembre 2019 nella sua villetta isolata nelle campagne di Barisciano. Per l’imputato è stato emesso il decreto che dispone il giudizio immediato in quanto la Procura è convinta di aver individuato l’unico responsabile del delitto. Evidenza probatoria che ha trovato accoglimento nel gip, che ha fissato al 14 luglio l’inizio del processo davanti alla Corte d’Assise. Il ricorso per lasciare il carcere è stato rigettato perché ritenuto inammissibile.
CASSAZIONE. Davanti ai giudici della Suprema Corte l’avvocato difensore di fiducia del giovane, Mauro Ceci, ha impugnato l’ordinanza del tribunale del riesame che aveva rigettato la richiesta di annullamento della custodia cautelare in carcere (la difesa aveva chiesto la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari). Uno dei motivi del ricorso, sostenuto dalla difesa, oltre all’insussistenza dei «gravi indizi di colpevolezza» – (incertezza sulla collocazione delle celle telefoniche nell’area del delitto e sul controverso aspetto del braccio usato per infliggere i colpi mortali, avendo l’autopsia stabilito che l’assassino ha usato il destro, mentre l’imputato ha dichiarato di essere mancino) – era la «tardiva comunicazione» delle sommarie informazioni, dei risultati sul prelievo del capello dell’arrestato, elementi che, a parere della difesa, era importante porre all’attenzione del riesame in quanto favorevoli al giovane. Il tribunale accertò i “ritardi”, ma ritenne che le nuove indagini non costituissero elementi fondamentali a favore dell’allora indagato. Su questi aspetti si è basato essenzialmente il ricorso per Cassazione, rigettato in quanto ritenuto inammissibile.
LA PROCURA. Il procedimento ha avuto un’accelerazione improvvisa. Nei termini previsti, la Procura ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato ritenendo che vi siano tutti i requisiti, con l’imputato ancora in misura custodiale e l’evidenza di alcune fonti di prova. Nel frattempo le indagini sono andate avanti e la difesa, col decreto di giudizio immediato, ha preso visione dei riscontri effettuati dal Ris di Roma. Elementi dai quali il difensore di fiducia dell’imputato ha individuato alcuni punti a favore del giovane. La difesa è pronta a controbattere colpo su colpo e prepara la lista dei testimoni da ammettere al processo.(cr.aq)
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