La Cgil: «In calo la cassa integrazione ma più disoccupati»

I dati provinciali sui posti di lavoro restano assai negativi «Dal 2009 la popolazione è scesa di oltre 10mila unità»
L’AQUILA. «Analizzando i dati relativi agli interventi a sostegno dell’occupazione forniti dall’Inps regionale, per il primo semestre del 2019, si riscontra una diminuzione dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali rispetto allo stesso periodo del 2018. Contestualmente, però, aumentano le domande di disoccupazione, con una tendenza a dir poco preoccupante se prendiamo a riferimento l’andamento degli ultimi due anni».
Lo affermano in una nota il segretario provinciale della Cgil Francesco Marrelli e Dario Angelucci, direttore del Patronato Inca-Cgil della provincia. «Infatti il dato al 2017 relativo ai beneficiari di indennità di disoccupazione nelle varie forme previste (Aspi-Mini Aspi-Naspi-Discoll)», dicono, «era di 5.061 beneficiari, balzati successivamente a 7.125 con un incremento di 2.064 domande nel 2018, mentre nel primo semestre 2019 si riscontra un ulteriore incremento con 7.402 beneficiari. Tutto ciò sta a significare che la diminuzione dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali molto spesso corrisponde ad un aumento delle domande di disoccupazione. A giustificare tale andamento, inoltre, c’è il limite massimo di utilizzo della cassa integrazione sia ordinaria che straordinaria da parte delle aziende, con conseguente licenziamento di personale. Il dato che desta ulteriore preoccupazione è quello relativo all’utilizzo della cassa integrazione straordinaria nel settore commercio, dove, dopo circa due anni di inutilizzo degli ammortizzatori sociali, nel primo semestre di quest’anno risultano già richieste e autorizzate 58.240 ore».
«Come avevamo denunciato mesi fa», aggiungono, «la conclusione dell’utilizzo dello strumento della cassa integrazione straordinaria per la gestione della crisi, avendo le aziende raggiunto il periodo massimo per usufruirne, sta sfociando in licenziamenti lì dove non sia stata ripresa l’attività lavorativa ordinaria. La provincia resta dunque un territorio in crisi, con ricette economiche che tardano a portare i risultati attesi, con un andamento occupazionale che tarda a dare segnali di ripresa e un sistema industriale fragile e soggetto a delocalizzazioni e cessazioni di attività, fatta eccezione per quei settori che pur rimanendo trainanti nell’economia provinciale vedono comunque una difficoltà di ulteriore espansione, con investimenti finalizzati al mantenimento degli attuali livelli occupazionali. Il nostro territorio vive una grave condizione di spopolamento delle aree montane dovuta alla scarsità di lavoro e di servizi offerti alla collettività. Inoltre, secondo i dati Istat, si stimano, nel decennio 2009-2019, 10.200 residenti in meno in provincia, mentre nel solo triennio 1° gennaio 2016-1° gennaio 2019 c’è stato un delta negativo di 4208 residenti. Ciò è dovuto anche a un saldo naturale tra mortalità e natalità». I sindacalisti sollecitano investimenti.
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