La Cgil: niente ambulatori nel penitenziario dei 41 bis

Il sindacato sollecita Regione e Asl a rendere funzionanti i locali già ristrutturati: «Avremmo una gestione più sicura degli spostamenti per le cure dei detenuti»
L’AQUILA. Nel carcere di massima sicurezza dell’Aquila non ci sono ambulatori medici funzionanti nei reparti occupati dai reclusi sottoposti al regime del 41 bis. La segnalazione arriva dalla Cgil polizia penitenziaria che sollecita l’assessore regionale alla sanità Nicoletta Verì, il manager della Asl Ferdinando Romano e la responsabile della medicina penitenziaria dell’azienda sanitaria Marianna Mastrodomenico ad attivarsi per rendere operativi gli ambulatori in questione. Un’istanza, già avanzata oltre un anno fa, che la Cgil ripropone sottolineando con grande disappunto «che tutto ciò accade nonostante gli importanti investimenti erogati per la ristrutturazione e l’ammodernamento dei locali adibiti ad ambulatorio nel carcere dei boss, che ha visto tra i suoi reclusi anche Matteo Messina Denaro». Attualmente, secondo i dati di “Antigone” sono sette le sezioni maschili per soggetti sottoposti al 41 bis e una quella femminile per un totale di 147 detenuti condannati al “carcere duro”. Da qui la richiesta della Cgil volta a garantire una diversa e più sicura strategia di gestione degli spostamenti dei detenuti per le cure e la somministrazione delle terapie farmacologiche. «Eppure» afferma la Cgil «gli ambulatori sono stati oggetto nel 2021 di una ristrutturazione costata 150mila euro».
«L’apertura degli ambulatori consentirebbe una migliore gestione dei tempi d’attesa per le visite specialistiche e un efficiente coordinamento delle attività mediche, con riflessi positivi sull’ordine e la sicurezza complessiva della struttura nella quale si applica un sistema di sorveglianza particolare vista la presenza dei 41 bis», spiega Gino Ciampa, coordinatore Fp Cgil Abruzzo-Molise. Tra questi Messina Denaro, l’ultimo boss stragista di “cosa nostra” rimasto 8 mesi – fino alla sua morte – nel carcere delle Costarelle.
«Diversi mesi fa l’ultimo incontro con le istituzioni», aggiunge Beniamino Salvi, vice responsabile Fp Cgil, «nel corso del quale abbiamo richiesto la messa in funzione degli ambulatori e illustrato le condizioni di rischio degli agenti penitenziari durante il trasferimento dei detenuti che devono ricevere assistenza. In cambio solo silenzi. Non riusciamo a comprendere le ragioni di questa chiusura».
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