La Cgil: «Serve il rilancio delle aree interne»
Il segretario provinciale Marrelli chiede alla Regione di aprire al confronto coi territori per battere la crisi
L’AQUILA. Una provincia in frenata, senza investimenti importanti, dove scende l’occupazione e i servizi pubblici risultano carenti. La Cgil lancia l’allarme e chiede l’immediata apertura di un tavolo di concertazione sulle aree interne con Regione e comuni, anche alla luce degli indicatori previsionali di fine anno, tutti col segno negativo.
E se è vero che in 10 anni il territorio ha perso 10mila posti di lavoro, non è più solo l’industria a marcare il passo. Anche nel settore sanità si sono persi circa mille posti, mentre risultano in flessione le esportazioni, con un -39,5% dal 2008 al 2018 e un saldo negativo, nel quadriennio 2014-2018, delle iscrizioni al registro imprese delle imprese: -332 aziende se si considera che le attività iscritte sono passate da 26.690 a 26.358. Ultimo dato, quello dei residenti scesi di 10.200 unità, «a conferma di un progressivo spopolamento». «Nella nostra provincia si sono sommati tre fattori negativi: il sisma, la crisi economica e industriale e lo spopolamento», dichiara Francesco Marrelli, segretario provinciale Cgil. «Il terremoto è diventato un acceleratore della crisi, con conseguenze pesantissime sul piano occupazionale e dello sviluppo. Sollecitiamo l’apertura di un tavolo di concertazione con la Regione e i comuni interessati per individuare politiche di rilancio delle aree interne e dare un nuovo impulso alle attività produttive. Vanno date indicazioni anche sui fondi del 4 per cento, come e dove spenderli, con modelli che devono essere partecipati dalle comunità del territorio». Sul fronte degli investimenti – dice la Cgil – fatta eccezione per la grande industria, che tuttavia non ha creato nuova occupazione, ma si è incanalata sull’automazione, non si registrano segnali positivi. «In dieci anni abbiamo perso 10mila posti di lavoro», sottolinea Marrelli, «e le nuove figure professionali sono legate, perlopiù, a part-time o forme di occupazione flessibile. L’unico dato in aumento è quello delle cooperative sociali, laddove la pubblica amministrazione sta esternalizzando i servizi. Anche nel campo sanitario si sono persi, nell’ultimo decennio, mille posti di lavoro. E la previsione, nella coda finale dell’anno, è tutta in negativo. Servono politiche attive di sostegno alle aree interne per il rilancio di occupazione e sviluppo industriale».
Il report della Cgil fa registrare un aumento della disoccupazione giovanile (15-24 anni), passata dal 25,5% del 2008 al 31,1% dello scorso anno. Oltre 10mila i residenti in meno in provincia, ben 4.208 nell’ultimo triennio, con un saldo tra mortalità e natalità costantemente in negativo.
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