La chiesa profanata da teppisti e amanti riapre dopo 13 anni

12 Luglio 2022

Il vescovo ausiliare D’Angelo celebra il rito religioso Grande festa per le monache benedettine e per i fedeli

L’AQUILA. Tredici anni di attesa, con le ultime settimane segnate da situazioni difficili da metabolizzare. Poi, finalmente la gioia, di riaprire le porte di uno dei luoghi simbolo della città. «Con gioia immensa e gratitudine incommensurabile a Dio, dispensatore di grazia e di ogni bene perfetto», questo l’annuncio divulgato qualche giorno fa, «noi monache Benedettine Celestine del Monastero di San Basilio dell’Aquila annunciamo la riapertura al culto della nostra chiesa, il nostro caro nido». Una festa per madre Margherita Santarelli, badessa del monastero, così come per suor Germana, suor Angela e suor Agnese, ultime eredi di quell’ordine antico ispirato da papa Celestino. Con loro, anche il gruppo delle giovani monache provenienti dalle Filippine, guidate da suor Lanie. Per loro una «uscita pubblica», ma sempre possibilmente al di là delle grate del monastero di clausura che abbracciano anche l’altare.
IL GIORNO
Perché proprio l’11 luglio? Perché è il giorno della festa di padre San Benedetto «l’astro luminoso che con la sua regola illumina ogni giorno il nostro cammino incontro al Padre Celeste», ricordano le suore. Di qui la santa messa, celebrata dal vescovo ausiliare dell’Aquila, Antonio D’Angelo, proprio nella chiesa profanata un mese fa da alcuni giovani che hanno forzato il portone d’ingresso e in due, salendo in ascensore, tentarono di violare una seconda porta che avrebbe portato ai dormitori delle suore. Altri due di loro sono stati trovati in atteggiamenti intimi nel confessionale. Un brutto episodio da dimenticare.
Alle spalle delle suore c’è anche la ricorrenza della morte di Celestino, il 19 maggio, caduta nei giorni del lutto cittadino dopo il tragico incidente all’asilo di Pile costato la vita al piccolo Tommaso.
I LAVORI
La chiesa è stata restaurata dalla ditta aquilana Co.i.d. Srl di Ivo D’Angelo con direzione dei lavori coordinata dal figlio Andrea, sotto il controllo della Sovrintendenza. Interventi che hanno avuto luogo nell’arco di sedici anni per rimettere a nuovo una struttura tirata su nel 496 da Sant’Equizio, anche se la consacrazione avvenne oltre 500 anni dopo per mano del vescovo Didone. Danneggiato dal sisma del 1703, fu riedificato dall’architetto Sebastiano Cipriani da Norcia.
LA FUNZIONE
Alle letture del giorno, dal libro dei proverbi e dei salmi, si è aggiunta anche quella di San Paolo agli Efesini: «Un solo corpo, un solo spirito, un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo». Poi il Vangelo di Matteo, a sostenere la scelta di chi ha voluto consacrare la propria vita a Dio. «Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna», viene letto dall’altare. Il verbo «lasciare» si propone anche come metafora di un cambiamento, nelle parole di monsignor D'Angelo. «In un altro passaggio del Vangelo, Gesù ricorda che non sta bene mettere una toppa vecchia sul vestito nuovo. Fare esperienza del cristianesimo significa abbracciare un modo totalmente diverso di vedere le cose». Chiesa gremita tra religiosi e laici. Tra questi, anche il neo-assessore Ersilia Lancia e l'ex titolare della Cultura a palazzo Fibbioni, Sabrina Di Cosimo.
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