La città ha reso omaggio al barone Angelo de Nardis

10 Luglio 2019

In tanti ai funerali nella chiesa di San Francesco a Pettino celebrati da don Dante  A coprire la bara solo fiori di campo e il mantello dei Cavalieri del Santo Sepolcro

L’AQUILA. La bara in legno chiaro coperta con un semplice mazzo di fiori di campo sostituito, prima di iniziare la cerimonia funebre, con il drappo bianco e la croce rossa dei Cavalieri del Santo Sepolcro. Una cerimonia sobria, con tanta gente che si è raccolta in silenzio intorno ai famigliari per l'ultimo saluto al barone Angelo de Nardis, morto a 82 anni. Cavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, Cavaliere di grazia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, Cavaliere del Pontificio Ordine Equestre di San Silvestro Papa, tanti i titoli di cui poteva fregiarsi, oltre a quello di barone e patrizio aquilano, ma qui, davanti a Dio, tutti i simboli restano fuori della chiesa.
«Tocca a noi e ai familiari», ha spiegato don Dante Di Nardo nel corso dell'omelia, «accogliere e fare in modo che tutto il bene creato da Angelo possa essere trasferito alle nuove generazioni. C'è un aspetto che spesso ricordo nelle mie omelie: in questo momento le mie, le nostre parole, non servono per Angelo, che dal canto suo sta già parlando con Dio. Queste parole servono a noi, servono per migliorarci. Angelo è arrivato alla fine della sua avventura umana e storica. Ci ha indicato la mèta del nostro percorso, vivere la vita umana non tralasciando l'attenzione agli altri, per fare in modo che possiamo migliorarci continuamente».
In prima fila, la moglie Clelia Dei, docente di matematica alle scuole superiori, i figli Domenico, avvocato e dirigente dell’Avvocatura del Comune dell’Aquila, Giuseppina, Massimo, musicista e Francesco Saverio, avvocato. «Non è solo la perdita di un cittadino illustre», aveva detto il sindaco Pierluigi Biondi alla notizia della scomparsa di de Nardis, «è un pezzo di storia aquilana che va via. Distinto, colto, fiero della sua nobiltà; non quella del casato, ma dell’animo. La sua conoscenza storica e della gente dell’Aquila e del territorio era impareggiabile».
«Un aquilano distinto, incredibilmente radicato nella storia della città. Persino il suo aspetto, la postura, il linguaggio faceva pensare alla storia della città, alle famiglie della antica nobiltà aquilana», lo aveva ricordato la deputata aquilana Stefania Pezzopane.
E anche sui social numerosi sono stati i messaggi di ricordo del barone Angelo de Nardis.
Ma ieri mattina, dentro la chiesa di San Francesco a Pettino, non c'è traccia dei titoli nobiliari, della bellezza dei palazzi della famiglia: solo una bara coperta da fiori di campo.
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