La città liberata 76 anni fa: cerimonia Anpi a piazza Palazzo

13 Giugno 2020

Il racconto del 13 giugno 1944 dalla voce di un testimone riportata nel volume di Cavalieri “L’Aquila in Guerra”

L’AQUILA. L’Anpi (associazione nazionale partigiani) dell’Aquila ricorda oggi la Liberazione della città dai nazifascisti avvenuta il 13 giugno 1944. Alle 11, in piazza Palazzo, ci saranno interventi di Carlo Fonzi, presidente dell’Istituto per la storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea e del responsabile locale dell’Anpi William Giordano.
LA STORIA. Nel libro “L’Aquila in Guerra” dello storico Walter Cavalieri (un volume fondamentale per capire le vicende aquilane e in particolare quelle fra il settembre 1943 e il giugno 1944) viene riportata la testimonianza in “diretta” di quel 13 giugno, dell’ex comandante dei carabinieri dell’Aquila, maresciallo Giuseppe Pagliara. “Mattinata radiosa, aria di libertà, i tedeschi erano andati via, la cittadinanza gioiosa”, afferma Pagliara nella sua testimonianza. “L’amministrazione municipale aveva ordinato di innalzare un arco di trionfo all’inizio di corso Vittorio Emanuele (quest’anno il Comune ufficialmente non ha organizzato nulla, ndr), di esporre le bandiere italiane su tutte le finestre del centro storico della città. Nel pomeriggio mi incamminai per il corso Vittorio Emanuele e ammiravo lo spettacolo da cui traspariva lo spirito nazionale vivo della cittadinanza e facevo le mie considerazioni su quanto la città e la cittadinanza aveva sofferto durante l’occupazione tedesca dall’8 settembre 1943 al 12 giugno 1944. Giunto a via del Guastatore – angolo corso Vittorio Emanuele – vidi una mitraglietta piazzata e con alcuni giovani c’era Scarafò, commissario del popolo. Mi salutò e, nel ricambiargli il saluto, gli dissi indicando la mitraglietta: questa non serve più. Quindi proseguii verso i Quattro Cantoni. A un tratto vidi dei vigili urbani che intimavano a tutti di togliere le bandiere da balconi e finestre. Incuriosito, chiamai il vigile urbano Sebastiani e gli chiesi che stava succedendo. Mi rispose: Ordine del commissario prefettizio. Accelerai il passo e giunto in Municipio, salutai il commissario dottor Pietrostefani che era in compagnia del dottor Mario De Chiara, ispettore amministrativo della polizia urbana, al quale chiesi cosa stava succedendo. Pietrostefani mi fece leggere su un pezzo di carta che aveva sul palmo della mano uno scritto anonimo con carattere arancione-violetto che diceva se ben ricordo: Vi avvertiamo che una colonna di tedeschi marcia verso L’Aquila. Dissi subito: Dottor Pietrostefani, questa è una beffa contro la città, a mio giudizio». E infatti così era. “Mentre i partigiani bruciavano tutti i documenti della Questura”, conclude Pagliara, “presso le Casermette venivano rinvenuti i resti dei Nove Martiri Aquilani. Benché quasi tutti avessero ormai abbandonato ogni speranza e fossero convinti della loro uccisione, la conferma avuta dal rinvenimento creò nell’opinione pubblica cittadina un senso di indicibile desolazione”.
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