La città liberata, quei ricordi dopo 79 anni

13 Giugno 2023

Era il 13 giugno 1944: via le truppe naziste d’occupazione che avevano lasciato una lunga scia di sangue

L’AQUILA. Il 13 giugno del 1944 L’Aquila veniva liberata dalle truppe d’occupazione naziste che, nei giorni precedenti, avevano lasciato una lunga scia di sangue con la strage di Filetto (7 giugno, 17 morti) e quella di Onna (11 giugno, 17 vittime), mentre il 23 settembre 1943 avevano fucilato e sepolto i 9 Martiri aquilani i cui corpi senza vita furono ritrovati dopo la liberazione della città.
Gli “Esploratori” della divisione paracadutisti “Nembo” e le formazioni Alleate (americani e inglesi) – che erano stati preceduti da due motociclisti: un ufficiale irlandese e un bersagliere italiano – furono acclamati sfilando sotto l’arco di trionfo (fiori e alloro) issato all’inizio del corso Vittorio Emanuele.
«Alla primitiva scritta Welcome sull’arco» scriveva qualche anno fa il compianto Amedeo Esposito, storico e giornalista «su suggerimento dell’arcivescovo del tempo monsignor Carlo Confalonieri, poi cardinale, fu anche aggiunto: Benvenuti. Quando l’ufficiale irlandese e il bersagliere italiano giunsero a piazza Duomo, le campane di San Massimo suonarono a distesa per la processione di Sant’Antonio da Padova, che lo stesso Arcivescovo aveva solennemente organizzato in segno di ringraziamento per lo scampato pericolo. Tremendi furono, infatti, i tre giorni precedenti la Liberazione, per l’incubo dei guastatori tedeschi, che avrebbero dovuto attuare un preciso piano distruttivo della città fortunatamente scongiurato dall’intervento di Confalonieri, il quale affrontò a viso aperto i comandanti dei guastatori».
Nel libro “L’Aquila in Guerra” dello storico Walter Cavalieri (un volume fondamentale per capire le vicende aquilane e in particolare quelle fra il settembre 1943 e il giugno 1944) viene riportata la testimonianza in “diretta” di quel 13 giugno, dell’ex comandante dei carabinieri dell’Aquila, maresciallo Giuseppe Pagliara. «Mattinata radiosa, aria di libertà, i tedeschi erano andati via, la cittadinanza era gioiosa» afferma Pagliara «l’amministrazione municipale aveva ordinato di esporre le bandiere italiane su tutte le finestre del centro storico della città. Nel pomeriggio mi incamminai per il corso Vittorio Emanuele per ammirare lo spettacolo da cui traspariva lo spirito nazionale vivo della cittadinanza e fare le mie considerazioni su quanto la città aveva sofferto durante l’occupazione tedesca dall’8 settembre 1943 al 12 giugno 1944. Giunto a via del Guastatore – angolo corso Vittorio Emanuele – vidi una mitraglietta piazzata e con alcuni giovani c'era Scarafò, commissario del popolo. Mi salutò e, nel ricambiargli il saluto, gli dissi, indicando la mitraglietta: questa non serve più. Quindi proseguii verso i Quattro Cantoni». (g.p.)
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